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Salad Days Magazine | September 16, 2019

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Strikedown Records special 4!

Strikedown Records special 4!
Salad Days

Review Overview

8
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8.5
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7.5
7.5
7.5
7.5
7.9

Rating

Cosa accomuna i titoli della Strikedown Records? La passione. L’intelligenza. La lungimiranza. La voglia, anche in un paese così culturalmente chiuso come il nostro, di cercare un’altra via, di sperimentare, di potersi aprire all’estero con dischi di qualità e di prospettiva.

E non è un caso che, all’estero conoscano la Strikedown, attraverso il loro sito, come www.cultofstrikedown.com. Culto della Strikedown. Il culto di un’etichetta che da anni sviluppa suoni destinati, nel piccolo e nel grande, a modificare gli assetti dell’hardcore moderno. E anche del metal del futuro. Perché così si crea un culto. Scommettendo.

BLAME IT ON THE OCEAN
‘From The Depth’-LP
8/10

E le scommesse, quattro nell’arco di brevissimo tempo, arrivano dai Blame It On The Ocean, una band nata nel 2008, che riesce a sovrapporre il post core ad atmosfere più heavy ed oscure ma, attenzione, non tirando mai indietro le gambe e sparando alcune raffiche blast beat da antologia. ‘Obey The Supreme’, massacro hardcore senza precedenti, nel quale è come se l’eco dei primi Extreme Noise Terror o dei migliori Logical Nonsense (o dei Brutal Truth, ovviamente) passasse sopra tutto e tutti. Ascoltate il drumming di ‘Feeding On Tragedy’, che regge un’architettura musicale tostissima: viene dal grind e dall’hardcore e si proietta nella contemporaneità. I Blame It On The Ocean sono assolutamente devastanti e sono una delle migliori band che l’Italia ultracore abbia prodotto negli ultimi dieci anni.

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MY OWN PRISON
‘Finisterre’-EP
8.5/10

Chi tiene un piede nella modernità ma il cuore nel glorioso passato Hardcore Ny, sono i My Own Prison capaci di scrivere una canzone capolavoro come ‘Goodbye Cinderella’ che insieme, nello stesso momento, si gioca gli Youth Of Today, gli Snapcase, i Mob Rules e i Sick Of It All, facendo crollare letteralmente tutto. E poi ‘Away From Surrender’, la ‘Scratch The Surface’ italiana. Con un pizzico di ‘Start Today’. Meravigliosi.

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CURSE THIS OCEAN
‘Light Bringer’-LP
7.5/10

Italiani anche i Curse This Ocean, del giro Strikedown forse i più legati allo screamo, ma anche ad una visione alternativa del post core. Piace molto l’idea che loro abbiano scelto un titolo come ‘Light Bringer’, letteralmente “portatori di luce” perché in effetti il proscenio impenetrabile dietro il quale si nascondono è come folgorato, a tratti, da scariche di luce fulminanti. Sentite le armoniche alte delle chitarre della stessa ‘Light Bringer’, le aperture apocalittiche che fendono il buio della fine in ‘When Everything iS Dead And Gone’ (la fine, appunto) e le costruzioni che, personalmente, avvicino ai The Ocean (gli ultimi quanto meno) di ‘Time Heals Nothing’ prima che una furia
improvvisa hardcore, devasti tutto quanto.

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RISE AFTER DEFEAT
‘Pragmatica’-EP
7.5

E per finire i Rise After Defeat, anche loro Sardi (terra che ormai riserva sorprese continue) e in grado di allestire un ep di hardcore al limite del collasso fisico: complice una produzione compressa, il loro suono (incredibile, in questo, ‘Confession’) è quasi implodente, quasi racchiuso a forza nelle onde sonore e sempre sul limite dell’ esplosione. Non a caso, quando i ragazzi lasciano andare le parti veloci, si ha l’impressione che le canzoni stesse prendano respiro prima della prossima compressione. Impressionante la loro forza, ora c’è solo da aggiustare qualche dettaglio in sede di scrittura. Ma dettagli. Il resto c’è già tutto. Grandi gruppi, grande etichetta. Tesori italiani che devono essere conosciuti.

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(Mario Ruggeri)

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