Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Salad Days Magazine | January 21, 2020

Scroll to top

Top

No Comments

Testament ‘Brotherhood Of The Snake’

Testament ‘Brotherhood Of The Snake’
Salad Days

Review Overview

6.5
6.5
6.5

Rating

TESTAMENT
‘Brotherhood Of The Snake’-LP
(Nuclear Blast)
6.5/10


I Testament ho smesso di seguirli da ‘Practice What You Preach’, esattamente come ho fatto con Metallica, Megadeth, Anthrax, Exodus, Slayer, ecc. ecc. Finita la sbornia di velocità, pantaloni attillati e smanicati di jeans degli anni’80, per me hanno perso tutta la magia. I lavori che hanno sfornato negli anni’90 e negli anni’00 li ho sempre evitati come la peste, anche perchè in parte il sound era totalmente diverso. Con questo stato d’animo mi sono avvicinato a questo ennesimo studio album della band di Oakland. La prima cosa che mi è saltata all’orecchio è la prestazione bestiale di Gene Hoglan alla batteria. Seriamente, spazza via tutto. Basta ascoltare il blast beat posto in apertura di disco con il pezzo che da il titolo a questo ritorno sulle scene. Preciso, potente, martellante e con un uso ed abuso della doppia cassa. Ascoltate bene i filler e le rullate che infila a profusione. C’è da uscire fuori di testa. Forse il miglior batterista thrash metal mai esistito, con buona pace di Dave Lombardo. Altra cosa che noto con piacere è che Chuck Billy, il mastodontico indiano, ha ancora una voce possente e in grado di graffiare in maniera profonda. A suo agio nelle parti più veloci quanto in quelle più groove e cadenzate, il nostro canta con maestria e con coinvolgimento. Nelle parti veloci i nostri si mangiano tutti i loro vecchi compagni di viaggio, Metallica, Megadeth e Anthrax in primis. Gli Slayer invece se li bevono e basta, eheheh. Skolnick alla chitarra è sinonimo di virtuosismo, con assoli cesellati al millimetro e perfettamente incastrati con un il tessuto musicale. Eric Petersen offre la sponda chitarrista con fraseggi di gusto e una notevole carica di rabbia. Steve DiGiorgio, bhè, è Steve DiGiorgio: funambolico bassista già con i seminali Sadus, qui da veramente il meglio di sè. Bhè, fino a qui tutto ok. Purtroppo ci sono alcune cose che non digerisco e che di conseguenza mi fanno abbassare il giudizio complessivo: le parti melodiche e lente, qualche picco di groove in eccesso e una registrazione un pò troppo moderna e perfettina. Mettiamola così: è un buon disco, veloce e ispirato, però io non lo acquisterei mai. Se devo ascoltare thrash metal nel 2016 prendo un disco dei Violator e mi gingillo con quello. Ripeto, è un gran bel ritorno, ma io preferisco il thrash più oscuro. Tutto qui
(Marco Pasini)

Submit a Comment