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Salad Days Magazine | September 17, 2019

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The Dallaz inteview

The Dallaz inteview
Salad Days

Nonostante siano numerosissimi i gruppi si orientamento stoner attivi nella nostra penisola non sono molti quelli che riescono a distinguersi: The Dallaz è il nome relativamente nuovo…

…(attivi da diverso tempo ma hanno dato alle stampe negli anni ‘solo’ un ep e un full length) che può invertire questo trend grazie ad un disco ispirato e frizzante come ‘Dirt Dealer’. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il buon Fraz, chitarrista del combo emiliano al quale abbiamo dato l’arduo compito di presentare al meglio i Dallaz!

SD: ‘Dirt Dealer’è fresco fresco di pubblicazione: diteci tutto quello che dobbiamo sapere sulla sua realizzazione!
TD: ‘Dirt Dealer’ è la summa dei The Dallaz ad oggi. Abbiamo cominciato nel 1998, nel 2001 siamo andati in standby per poi ritrovarci nel 2009 e registrare il nostro EP ‘Ozium Idol’, poi la formazione è cambiata e con essa lo stile, è calata la componente doom per fare spazio ad un approccio più diretto… questo è ‘Dirt Dealer’, domani chissà. Per la registrazione/mix/mastering abbiamo scelto lo Studio 73 di Riccardo Pasini che definire una garanzia è poco e siamo più che contenti del risultato: volevamo un prodotto professionale e l’abbiamo.

SD: La copertina è davvero molto bella e il trademark di Kabuto non si smentisce mai! Come siete entrati in contatto e in generale quanto conta l’immaginario ‘grafico’ o comunque extramusicale all’interno della band?
TD: Ho conosciuto Kabuto tramite la grande famiglia di www.Perkele.it e con le sue opere è stato amore a prima vista, secondo noi era perfetto per lo stile che volevamo ed il risultato è andato oltre le aspettative. L’immaginario grafico ed extramusicale per noi è importante, come tanti siamo appassionati di fantascienza e film tamarri e qualcosa di questo finisce inevitabilmente nei testi.

SD: Da più parti è stato sottolineato il fatto che l’album potrebbe benissimo essere uscito per una delle label più in voga nel genere, ciò nonostante ‘Dirt Dealer’ esce completamente autoprodotto. Pregi e difetti dell’approccio diy?
TD: Beh guarda ci fa piacere che si dica così e dato che è uscito da poco ci piace pensare che prima o poi arrivi a toccare le corde ‘giuste’. Per fortuna ci sta dando una grossa mano la Acid Cosmonaut Records: il nostro obiettivo è che ‘Dirt Dealer’ arrivi a più persone possibile ed avere una label di spicco è sicuramente un aiuto. Pregi del DIY: completa libertà di decisioni su musica, tempi, spese, senso di appartenenza ad una scena dove la passione musicale domina il mondo anche se tutti sperano di fare poi il salto, un pò come nei campetti di Terza Categoria… Difetti: soldi e tempo. Quando un musicista crea una canzone pensa alle emozioni che gli dà, non alle centinaia di € che dovrà spendere per registrarla o alle decine di mail/pacchetti che dovrà inviare per diffonderla.

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SD: Non essendo più ragazzini alle prime armi immagino abbiate maturato un certo disincanto verso il ‘music biz’, allo stesso tempo però forse ve la ‘godete di più’ senza avere troppe pressioni o aspettative di mega contrattone o cose simili…
TD: Sicuramente l’attuale status di DIY ci evita pressioni che per un gruppo di over 30 con tanto lavoro e poco tempo libero potrebbero essere deleterie, quindi sì, ce la godiamo alla grande. Non vivendo sulla luna sappiamo che è difficilissimo vivere di musica e ci teniamo strette le soddisfazioni che ci arrivano: il senso della musica è questo, caspita.

SD: Parlando invece in generale, a quali band avete fatto riferimento nel momento di mettere in piedi il progetto?
TD: Abbiamo cominciato a suonare insieme nel 1998 ed il tempo annebbia la memoria… sicuramente all’inizio eravamo uniti da gusti stoner/doom/psych/anni’60/’70 poi col passare del tempo abbiamo lasciato uscire quello che ci veniva senza pensarci troppo. Se devo sparare dei nomi vado sul classico: Kyuss, Fu Manchu, Spiritual Beggars, Electric Wizard.

SD: Classica domanda a doppio taglio sulla scena stoner italiana, molto attiva ma anche… inconcludente sotto un certo punto di vista (al netto dei nomi di spicco): che ne pensate?
TD: Bella domanda. Il livello della scena inteso come validità e professionalità delle proposte è sicuramente migliorato negli ultimi anni, ma è anche frutto di un miglioramento ‘globale’ aiutato da internet e la sempre meno costosa tecnologia per produzioni audio/video. Sarebbe ingeneroso paragonare la scena italiana ad USA, Inghilterra, Germania o Svezia quindi limitiamoci a prendere il buon esempio e cioè in cosa dovrebbe migliorare l’Italia? Prima di tutto a mettere la musica davanti ad ogni cosa, cioè cercare la chimica tra i componenti delle bands, pensare più di squadra, sapersi sacrificare per ‘the greater good’. La seconda cosa è fare meno i furbi quando si tratta di spillare soldi a bands che si lasciano trascinare dalla passione, ci sono troppi infami e tanti che si sopravvalutano.

live

SD: Concerto da sogno: quale sarebbe il vostro bill perfetto (The Dallaz inclusi!)?
TD: Jimi Hendrix, Kyuss, Drunk Horse, Metallica, The Hellacopters, Fu Manchu e Fratello Metallo…

SD: Prossime mosse Dallaziane per la seconda parte del 2014?
TD: Comporre e trovare qualcuno che ci stampi ‘Dirt Dealer’ in vinile!

SD: Se avete altro ad aggiungere… è la vostra occasione!
TD: Ok aggiungo il significato sul nome dato che a volte ce lo chiedono: Dallaz non significa ‘dalla A alla Z’, non ha niente a che fare col nostro amato concittadino Lucio e neanche con la città di Dallas. Semplicemente era il soprannome di un nostro amico e ci suonava bene… chiudo con un grazie mille per questo spazio!

http://www.riffalot.com/thedallaz.html

(Txt by Davide Perletti x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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