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Salad Days Magazine | April 1, 2020

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The Last Temptation ‘Fast And Fast’

The Last Temptation ‘Fast And Fast’
Salad Days

Review Overview

7
7
7

Rating

THE LAST TEMPTATION
‘Fast And Fast’-CD
(earMUSIC)
7/10


Il debutto dei Last Temptation ha il caldo retrogusto dell’hard’n'heavy di fine anni’80, filtrato con il groove dei 90′s (grunge? Sì). La band è una sorta di super gruppo formata da gente che ha suonato con Belladonna, Dio, Black Sabbath, Rainbow ed altri big della scena hard del passato e del presente. Come precedentemente detto, il sound dei Nostri è caldo e stradaiolo, con chitarre fragorose e rocciose, assoli fulminanti ed in genere una gran voglia di divertirsi suonando la musica con cui si è cresciuti. Una voce (Butcho Vukovic: già nei Watcha e gli Showtime) molto potente, melodica ma allo stesso tempo aggressiva, dal timbro penetrante, accompagna un pugno di pezzi molto ben fatti, ideali per essere sparati in auto mentre si percorre qualche strada deserta in mezzo al nulla in una notte di mezza estate, con il vento che scompiglia i capelli. La batteria di Vinnie Appice (Dio, Black Sabbath) è garanzia di qualità, infatti il nostro imprime le sue ritmiche serrate e pesta che è un piacere, mentre il riffing di Peter Scheithauer (Killing Machine, Temple of Brutality) è massiccio, in un giusto mix tra pesantezza e dolcezza, con assoli ficcanti e mai fini a se’ stessi. Bob Daisley (Ozzy Osbourne, Gary Moore), con il suo basso, dipinge geometrie perfette che si incastrano in maniera impeccabile nel tessuto creato dai quattro, mentre le tastiere di Don Airey (Deep Purple) pennellano delicati fraseggi di note che vanno a sottolineare il tutto sfiorando solo di striscio l’AOR. I cori impreziosiscono questi pezzi, dando un tocco corale al tutto. Il tutto suona terribilmente catchy e mi ha ricordato una versione meno grunge degli Alice In Chains (il gruppo più metal del genere venuto fuori da Seattle, per ciò che mi riguarda). Bel disco non c’è che dire. Un disco che, in un’epoca in cui molto spesso conta solo un’immagine plastificata che mette in secondo piano l’aspetto meramente musicale, ci riporta con i piedi saldamente a terra, in un turbinio di rock duro di gran classe e personalità.
(Marco Pasini)

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