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Salad Days Magazine | August 7, 2020

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The Lawrence Arms ‘Skeleton Coast’

The Lawrence Arms ‘Skeleton Coast’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

THE LAWRENCE ARMS
‘Skeleton Coast’-Vinyl
(Epitaph)
8/10


In questa annata pazza che difficilmente scorderemo con facilità posso dire che ci sono due certezze fondamentali per quel che riguarda la musica: i graditissimi ritorni e i conseguenti dischi memorabili che sono stati sfornati, specialmente nell’universo punk rock. Infatti dopo i positivissimi comeback di Broadway Calls e Strike Anywhere ora è il turno degli amatissimi The Lawrence Arms, un gruppo che sembrava desaparecido dopo l’ultimo album ‘Metropole’, uscito nel lontano 2014. Progetti paralleli, un’etichetta da gestire, poi la compilation ‘We Are The Champions Of The World’ e diversi concerti in giro per il mondo, ma in pochi avrebbero scommesso su un nuovo album. Qualche foto su instagram, “entriamo in studio”, album finito. Da non crederci, l’hype inizia a crescere. Poi i primi singoli, ‘PTA’ cantata da Brendan e ‘Last, Last Words’ cantata da Chris: si,The Lawrence Arms sono tornati e lo hanno fatto con lo spirito giusto. Un altro singolo goloso, ‘Quiet Storm’, e l’hype sale ancora di più assieme alla certezza di trovarsi di fronte ad un gran album. E la lungimiranza del fan medio del gruppo è stata decisamente appagata, perché questo nuovo ‘Skeleton Coast’ è davvero un gran bel disco. Il trio, attivo da oltre 20 anni ha ormai trovato la quadratura del cerchio per quel che riguarda il proprio sound, che magari ha perso un po’ dell’irruenza giovanile ma è compensato da un songwriting maturo ed efficace. Cantato diviso a metà tra Brendan e Chris, un connubio collaudato specialmente nelle armonizzazioni, creando quell’effetto “epico” che da alle melodie quella sensazione di groppo in gola. La produzione è curata e pulita ma senza cadere nella ruffianeria e i 14 pezzi che compongono l’album scivolano via che è una meraviglia, in fondo ci troviamo di fronte a 3 vecchi volponi che sanno il fatto loro e sanno comporre canzoni coi controcazzi. Un lavoro che suona perfettamente alla TLA senza dare quel sentore di “eh ma che palle, fanno sempre quello”. Anche perché chi sarebbe così pazzo da criticare The Lawrence Arms per essere sempre se stessi?
(Michael Simeon)

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