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Salad Days Magazine | April 15, 2021

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THE STONER ‘LIVE IN THE MOJAVE DESERT VOL.5’

THE STONER ‘LIVE IN THE MOJAVE DESERT VOL.5’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

THE STONER
‘Live In The Mojave Desert Vol.5’-STREAM LIVE
(Heavy Psych Sounds)
8/10


Non vi ammorbo, essendo l’ultimo episodio, con il mio parere riguardo al pacchetto completo e con il relativo discorso tecnico/video. Se avete letto le mie recensioni, sapete cosa penso della prima ora e rotta della formula ‘Live In The Mojave Desert Vol.5’: a total waste of time. Questa volta, punto a favore, no interviste ai nostri: siamo in pieno spirito punk? O sappiamo già tutto? Forse se la tirano? Boh. Fatto sta che passano solo i soliti video/memo delle puntate precedenti, più alcuni live di repertorio dei nostri due assi, presi singoli, o assieme, nei Mondo Generator. Unico spunto che mi porterò di questo pesante polpettone? Vedere Molly McGuire al basso, pensare che ora è un’affermata artista, e concludere tipo: “sono innamorato”. C’è grossa curiosità, anche nel web, persino in siti molto “conservatori” tipo Metalitalia, riguardo ai nuovi pezzi firmati da metà Kyuss. Io per Nick Oliveri e Brant Bjork ho stima perenne e incondizionata. Per dirne una. Oliveri potrebbe tranquillamente starsene a casa a contare le royalties che gli vengono da secondo e terzo album dei Queens Of The Stone Age. Ed invece: tour acustici in giro per il mondo, collaborazioni con gente tipo i Dwarves (non stiamo parlando della reunion degli Screeming Trees… stiamo parlando dei Dwarves!). Insomma, o Homme l’ha fottuto, oppure gli piace suonare. Nei due casi, è uno di noi. Ed infatti che maglietta indossa? Raw Power, punto, e potrei finire qui. Ma sono un pseudo professionista, e quindi vado avanti. Oliveri al basso, e ne canta una, in pieno stile schizzato/cocaina come sa fare lui. Bjork alla chitarra, e ne canta sei, in pieno stile dopato/ganja, come sa fare lui. Gut alla batteria. Devo chiudere con il commento d’effetto? Non so se è il Covid, non so se è il periodo particolare, piuttosto che l’evoluzione naturale di gente che riempie e spacca le casse da decenni. Fatto sta che c’è un rallentamento nelle atmosfere, in un paio di momenti, che non passa certo inosservato. Dico “rallentamento”? Thanks God, non intendo derive acustiche. Dico “rallentamento”? Non parlo di jam psichedeliche. Piuttosto, è come se gli ultimi ascolti dei nostri siano tonnellate di polverosi dischi delta blues. Ecco. A mio modesto parere non è un’eresia, per storia e per geografia, associare la musica del deserto a ispanici e bianchi, no blacks. Proprio qui sta l’elemento “nuovo” nella proposta degli Stoner, che personalmente mi attizza, in prospettiva, e non poco: i ragazzi hanno portato a galla le loro influenze nere. Cappello, gli è venuto pure bene!
(fmazza1972)

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