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Salad Days Magazine | August 3, 2020

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Traces Of You interview

Traces Of You interview
Salad Days

I Traces of You esistono per pervicace volontà dei suoi membri dalla fine del 2006.

L’uscita del nuovo disco ‘Bleed The Truth’ è un’ottima occasione per intervistare Simone Putzu, cantante della band. Simone è il prototipo di hardcore kid dei bei tempi andati. Il suo riferimento ideale e filosofico è l’hardcore degli anni ’90, con tutti gli annessi e connessi. Hardcore come attitudine genuina, migliorativa, un mezzo per continuare ad esprimere in musica le istanze più profonde. Per questo i T.O.Y. si situano stilisticamente e concettualmente al crocevia tra l’hardcore più moderno e l’hardcore di bands oramai divenute dei classici: da una parte Comeback Kid, Devil in Me, Terror, dall’altra Morning Again e 108.

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SD: Ciao Simone, come va? Mi raccontavi che i Traces Of You avevano attraversato un periodo di instabilità nella line-up. Questi problemi son ora risolti, chi sono i membri attuali?
TOY: Ciao! In questo momento stiamo andando avanti con amici batteristi che ci aiutano, su tutti Pelle, con cui c’è grande sintonia e tanta resa, con lui siamo molto affiatati; siamo disponibili a provare dei chitarristi dopo l’uscita di Stefano dalla band a causa di intenti e priorità diversi. I membri attuali sono quindi Giuliano Moro al basso, Marco Gervasio alla chitarra ed io alla voce…finalmente possiamo dire che i Traces Of You, con solo 3 membri fissi attualmente, sono una band interamente Straight Edge [risate]. Inutile dire che siamo sempre alla ricerca di situazioni sempre più stabili che possano garantire di poter suonare dal vivo ovunque, il più possibile. I problemi di line-up purtroppo li conosciamo molto bene, sono parte della nostra storia, hanno gravato molto su di noi, ci siamo trovati spesso ad avere problemi con persone che non hanno ben chiara l’idea di cosa significa avere una band, impegnarsi seriamente per essa e dedicarcisi non tenendola come l’ultimo dei passatempi. Alcune persone hanno scelto altre priorità che non permettevano di avere un impegno all’interno della band come lo intendiamo noi. Purtroppo pare che in giro non ci siano molte persone serie, disposte a portare avanti una band come si deve, quelle che ci sono giustamente sono già impegnate nei propri progetti. Non demordiamo, cerchiamo di mantenere alto l’entusiasmo e proseguiamo per la nostra strada, con obbiettivi sempre più chiari e con la speranza di dare al più presto un assetto definitivo ai Traces Of You.

SD: Un’esperienza importante dei Traces Of You è stato partecipare al Days Of Fury Festival in Danimarca. Sembra che anche voi, come altre band, abbiate quasi più riscontro e supporto all’estero che in patria? Che differenze riscontri nelle scene estere rispetto alle varie scene Italiane
TOY: A noi interessa essere parte di una scena vitale, pulsante, che abbraccia un certo tipo di valori e ideali (quelli scritti nella maggior parte dei testi, per chi li legge e cerca di applicarli nella vita) in cui le persone coinvolte si danno da fare in ogni circostanza e lottano per rimanere in superficie, sforzandosi sempre di ricercare e mantenere vivi un certo tipo di passione, attitudine e spirito. Alla base di ogni movimento (di qualsiasi tipo di relazione) c’è la condivisione di ideali ed intenti, altrimenti è facile creare degli antagonismi inutili e finire a vivere quello che per te ha valore inestimabile ed enorme peso nella vita con chi vuole contaminarlo e annacquarlo, con chi è superficiale e lo reputa come una barzelletta. Personalmente non mi interessano quindi gli scoppiati che ti raccontano la stessa solfa da anni che l’Hardcore è morto e la scena non esiste. Questi personaggi forse si sono impegnati poco all’interno del movimento Hardcore, sono stati pubblico passivo o hanno avuto band imbarazzanti come hobby per il tempo libero e si vede dal tempo che sono durati e dal segno che hanno lasciato; la maggior parte di queste persone, la rivedremo tutta sorridente a qualche reunion di band, in ricordo dei bei tempi andati che non tornano più. Questi discorsi generalmente mi entrano da un orecchio ed escono dall’ altro. Per chi lo vive e si sbatte, esiste l’Hardcore e di conseguenza il movimento legato ad esso ed io cerco di vivermeli e godermeli assieme alla mia band e a chi si avvicina a noi con questa mentalità. Non credo di essere un visionario o di essere in preda ad allucinazioni, perché molte persone percepiscono la cosa come noi e provano quello che proviamo noi. Certo occorre sempre passione, sacrificio e dedizione per portare avanti una cosa di valore e purtroppo esistono persone che fanno poco, che si lamentano senza far nulla, che se ne escono fuori con le opinioni del giorno dalla poltrona di casa. E’ meglio contraddistinguersi quindi e concentrarsi su quello che abbiamo da fare e prendere distanze da queste persone e dalla loro attitudine. Magari qualcuno è stato deluso da qualcosa per cui prova del risentimento o semplicemente dimentica che le emozioni vanno tenute vive e che il fuoco se non è alimentato si spegne. A me l’Hardcore ha dato tanto e le cose le sento e le voglio vivere tuttora. Quindi a questo punto, parlando nello specifico dei Traces Of You, non ci poniamo limiti di luogo. Noi vogliamo guadagnarci un posto nella scena europea, che è attualmente maestosa, vogliamo lavorare duramente e rappresentarla, quindi faremo di tutto per girare il più possibile, ovunque ci sia occasione. E’ con questa mentalità che ci siamo mossi per portare avanti la band in questi anni e con cui abbiamo guidato per esempio fino alla Danimarca per un’unica data, il Days Of Fury Festival, per suonare assieme ad alcune delle band europee più attive ed interessanti come No Turning Back, For The Glory, Anchor, Do or Die, Rise Of The Northstar, per citarne alcune. Siamo Italiani, Europa del Sud, ma vogliamo comunque emergere, lasciare il nostro segno; possiamo essere già svalutati o penalizzati in partenza per alcuni, ma questo rende il gioco solo più accattivante. Spesso è triste e demoralizzante constatare il quasi solo ed unico interesse per le band rinomate, per le continue reunion dei nostalgici o per quelle band che rispecchiano la moda o gli ascolti del momento. E’ un dato di fatto poi che quello che può fare una band tedesca o olandese in pochi anni, ad una band italiana, ne occorrono almeno il doppio per raggiungere gli stessi risultati; l’importante è comunque sapere interiormente di aver dato il massimo ed averci tentato. L’Italia ha sicuramente delle band valide, ma è anche vero che c’è una particolare mentalità molle e superficiale nel portarle avanti che penalizza poi tutti. Se facessimo il paragone poi con l’economia, continuiamo quasi unicamente ad importare (e idolatrare) prodotti dall’estero (USA su tutti) non supportando i nostri, non lavorando e lottando per spingere e valorizzare i ‘prodotti’ made in Italy, questo lo si vede in occasione di numerosi festival a pacchetto dove ti ritrovi spesso 6 band straniere e 1 italiana. Reputo sia meglio investire il proprio tempo con persone che vivono la scena dall’interno, a cui non interessano tornaconti di varia natura se non quello di sostenere qualcosa in modo autentico e dare il loro contributo di crescita e supporto, in questo abbiamo riconosciuto in Italia la nostra label Destroy Your World Inc., subito attiva con poche parole e tanti fatti, la storia e la dedizione dei ragazzi che costituiscono la label sono indiscutibili. Dobbiamo riprendere la situazione in mano, prendere distanze da falsi promoter, da chi si inventa ridicole agenzie di booking alla ricerca di qualche tipo di prestigio o con scopi speculativi, da chi in qualche modo gioca sporco e non si attiene ad un codice di comportamento corretto. Le band invece dovrebbero tenere a mente che nessuno ti supporta o investe su di te se non sei il primo ad investirci e a darci dentro. Se fossi una label, nella maggior parte dei casi, non mi sognerei mai di produrre una band italiana che generalmente non arriva a fare il secondo o terzo album perché si scioglie prima e i componenti, passata l’euforia iniziale e i concertini dietro casa davanti agli amici, cambiano strada o tornano dal nulla da dove sono venuti. Di recente abbiamo avuto un minitour in Italia con No Turning Back e Strenght Approach e abbiamo imparato molto da loro, vogliamo lavorare per raggiungere questi ottimi standard. Se vuoi fare seriamente devi andare con chi fa seriamente. Totale rispetto e stima per queste due band. Per quanto ci riguarda, il nostro raggio d’azione è esteso a 360 gradi e sinceramente posso dire che non siamo concentrati sull’Italia al momento, dove tutto sembra una fatica sotto vari fronti. Non aspettiamo passivamente la mano dal cielo, non aspettiamo nessun tipo di aiuto, facciamo il nostro in ogni circostanza, suonando ovunque ci vogliano.

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SD: Parlando del nuovo disco, vorrei mi spiegassi innanzitutto il concetto dietro il titolo ‘Bleed the Truth’.
TOY: ‘Bleed The Truth’ è legato al concetto del sacrificio e della dedizione, prima di tutto nel processo di purificazione del nostro cuore, è questo che permette di accedere alla verità. Bisogna quindi faticare, ‘sanguinare’, inteso come darci dentro per poterla fare propria. Occorre lottare per sconfiggere proposte oscure apparentemente allettanti (serpente), errate concezioni, cattive educazioni, falsi modelli; bisogna rifiutare la cultura del vacuo per vivere per il vero. La verità viene rivelata a coloro che si sforzano quindi di armonizzare le istanze più intime e profonde del nostro vasto mondo interiore, col mondo esteriore, attraverso sacrificio, introspezione e impegno costante (disciplina) nel purificare il proprio cuore e di conseguenza la propria vita. Questo, è essere esperti nell’arte di vivere. La felicità poi, ciò a cui tutti aneliamo, è strettamente connessa alla verità, non possiamo tentare di essere appagati e soddisfatti se siamo ignoranti a riguardo di quello che siamo realmente, della nostra natura. La felicità non deriva da cose esterne a noi. ‘Bleed The Truth’ significa che dobbiamo realizzare la nostra vera natura, che per quanto mi riguarda, è quella spirituale. Ogni attività che compiamo nel mondo deve servire a capire questa realtà, questa verità; perché è dalla comprensione di questa verità che si risvegliano per esempio amore,compassione, empatia, volontà di fare il bene degli altri e così via. Non c’è sufficiente interesse per questa verità, per questo tipo di consapevolezza nel mondo ed è per questo che prevalgono egoismo, avidità, invidia, tendenza all’imbroglio e tutto ciò a cui purtroppo abbiamo fatto abitudine, come fosse normalità. Dobbiamo quindi rendere partecipi le persone, senza parlare strettamente di religione per non turbarli, senza voler convertire nessuno a qualcosa, che possiamo avvantaggiarci, possiamo illuminarci e vivere meglio realizzando e facendo nostri quelli che sono i principi universali di verità e amore che sono assopiti nel nostro cuore, che sono parte della nostra vera natura.

SD: La copertina del primo disco ‘The Last Triumph’ raffigurava l’Apocalisse secondo le Scritture Vediche, con Kalki Avatara giunto a punire i malvagi e difendere i virtuosi. Tempo fa mi spiegavi che avresti voluto che la copertina del nuovo disco raffigurasse Garuda, una delle manifestazioni del Divino in forma di aquila…alla fine hai poi optato per una scena di lotta tra una tigre ed un serpente…
TOY: La scena rappresentata nella copertina di ‘Bleed The Truth’ è la nostra lotta costante con la peggior versione di noi stessi, con la nostra coscienza più bassa, con le nostre tendenze malsane e coi condizionamenti che ci incatenano a questo mondo e ci rendono schiavi. Il serpente rappresenta anche il veleno di questo mondo e la sua parte devota all’abominio. L’illustrazione è opera del nostro talentuoso amico e tattoo artist Clemente Diglio.

SD: Nei tuoi testi ho trovato spesso frasi del tipo: “rise above”, “still burns”, “we are not in this alone”, “what will remain” etc. Sembrano quasi delle citazioni, degli omaggi ai grandi dell’hardcore del passato…dai Black Flag agli Youth of Today ai Mouthpiece…riflesso condizionato durante la stesura dei testi o un chiaro riferimento?
TOY: Mi piace giocare con le parole, quindi sono entrambe le cose. Tra le band che hai citato, gli Youth Of Today, in particolare nella figura di Ray Cappo, sono stati e sono tuttora non solo modello di riferimento, ma anche fonte di ispirazione, di cui condivido il messaggio, per questo nei miei testi si possono trovare frasi assonanti. Cerco comunque di essere il più personale possibile, non scontato e di non ricorrere sempre ai soliti e ormai conosciuti slogan hardcore.

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SD: I testi sembrano in certi passaggi uscire dai dischi dei 108. Come se cercassi di esternare la tua spiritualità, percepita come messaggio positivo per il tuo pubblico, forza motrice e migliorativa della vita. Ho colto alcuni sprazzi interessanti, vorrei che tu commentassi I seguenti: “This world is not part of me – I’ll die to live and wear my new crown – Strong pillars of an awaken consciousness will sustain me…” – “You, you are a hostage of what you’re denying – Take control of your life …”.
TOY: Come già espresso in risposta alla domanda precedente, sicuramente mi ispiro a tutto quel filone hardcore che sviluppa tematiche spirituali in questo caso quindi come 108 e Shelter. Ricerco in ogni band che ascolto pressoché lo stesso tipo di messaggio, mi piacciono molto alcuni testi dei Soul Control, Sai Nam, This Is Hell, Have Heart per citare alcune band che ascolto o anche Terror e No Turning Back per la mia parte più passionale. Le frasi a cui ti riferisci rientrano nelle tematiche dell’album in merito alla nostra essenza profonda. Riconosco di non essere di questo mondo, e di essere solamente un suo abitante e che non si trova proprio a suo agio. Ho usato l’immagine del morire materialmente per rinascere spiritualmente, quindi riscoprire la propria natura. La corona identifica l’unica reale ricchezza, che non muore col tempo e non muta, si parla quindi di spirito e consapevolezza spirituale. Questa morte materiale e la conseguente riscoperta spirituale risveglia la nostra coscienza la quale, fortificata ogni giorno, ci sostiene nei momenti in cui capiamo che tutto è in continuo mutamento, effimero e destinato alla fine e come detto prima che la felicità non deriva da ciò che è esterno a noi. Il concetto è rimanere in piedi quando crollano gli imperi che pensavamo essere solidi, consistenti e di felicità. La seconda frase riguarda la presa di coscienza, che talvolta può essere brutale, della caducità delle illusioni che popolano la nostra vita. La maggior parte delle persone vive infatti rimuovendo, dedicandosi a distrazioni, spesso anche degradanti con le quali s’identifica, al solo scopo di non affrontare, per la maggior parte dei casi perché non si hanno strumenti o perché si ha paura, questioni esistenziali impellenti, come può essere ad esempio capire lo scopo della vita o il significato della morte. In realtà queste distrazioni con cui ci si identifica e che ci rendono veri e propri ostaggi, non sono altro che bolle di sapone che quando sarà ora di lasciare questo mondo, scoppieranno improvvisamente davanti agli occhi, causando così estrema sofferenza a chi non si è occupato prima di ricercare la verità (scopo esistenziale, reale identità, successo sulla morte psicofisica). Questo è un ulteriore concetto e un’altra interpretazione di ‘Bleed The Truth’.

SD: Quale delle canzoni del nuovo disco ti è particolarmente cara, per la genesi che ha avuto o per altri motivi legati al momento in cui l’hai scritta col gruppo?
TOY: Non ho preferenze, sono veramente legato a tutte le canzoni che abbiamo proposto. Ricordo con piacere le emozioni scaturite dalla stesura di ogni pezzo, avvenuta tra periodi altalenanti di euforia e abbattimento. Molti pezzi che nemmeno erano stati suonati, né sentiti con la voce in sala prove, si sono rivelati secondo noi molto validi. E’ un’emozione bellissima vivere la dimensione dello studio dove vedi ciò che era solo un’idea, concretizzarsi, prendere la sua forma. Certo facendo tutto da noi, in puro stile DIY, ci siamo dovuti smazzare anche le rogne e gli imprevisti, ma siamo soddisfatti del duro lavoro che abbiamo fatto e soprattutto per aver contato sulle nostre forze e sulle poche persone che ci hanno aiutato e supportato in generale. Sono molto contento della partecipazione di amici, membri di altre band all’interno del disco come Alex degli Strength Approach, Martijn dei No Turning Back e infine Dome dei Face Your Enemy che assieme ad altri ragazzi, è stato di grande aiuto per le backing vocals. Ringrazio di cuore anche Clemente Diglio, per la magnifica illustrazione della copertina di
‘Bleed The Truth’, per la quale riceviamo quotidianamente apprezzamenti.

SD: Nel libro del Guru Radhanath Swami ‘Ritorno A Casa’ uscito in Italia questa estate, tra i ringraziamenti figura un certo Ragunath (Ray) Cappo…mi pare che Radhanath Swami sia un’importante figura di riferimento anche per te…
TOY: Ho imparato a conoscerlo, apprezzarlo e stimarlo grazie a Shriman Matsyavatara Prabhu, il mio Maestro che seguo dal 1998, in quanto suo caro confratello e amico. Grazie a questo loro rapporto di stima e affetto reciproco anche io ho potuto ogni tanto beneficiare della presenza e degli insegnamenti di Radhanath Swami e trarre esempio ed ispirazione da una figura così carismatica completamente dedita alla vita spirituale . ‘Ritorno A Casa’ è attualmente uno dei migliori libri che io abbia mai letto, mi ha suscitato emozioni indescrivibili, lo consiglio vivamente a tutte le persone che hanno il desiderio di scoprire la propria reale natura, quella spirituale. Mi auspico che personalità come Radhanath Swami e il messaggio che portano diventino sempre più familiari e riconosciute perché abbiamo bisogno di riferimenti ben diversi dalla spazzatura che c’è in giro. Sono davvero molto affezionato alla figura di Radhanath Swami e ai suoi insegnamenti quotidiani.

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SD: Mesi orsono, mi dicevi che secondo te la scena italiana, o per lo meno quella milanese, è stata rovinata dalla mentalità da happy hour. Vorresti spiegarti per i lettori di Salad Days Mag?
TOY: Se dobbiamo parlare di scena dobbiamo individuarne le componenti, che sono le band e coloro che supportano il loro operato. Le band che vogliono darci dentro si riconoscono per quello che fanno e per come si muovono (non parlo di come si vestono o come si atteggiano sul palco, anche se ai più giovani interesserebbe), questo vale a Milano come in ogni città del mondo. Poi è anche vero che a questo mondo tutto può essere spinto, anche le cose più oscene. Io sono del pensiero che si ottiene poco se non si inseguono i propri sogni e le proprie ambizioni con dedizione, con perseveranza, con sacrificio, lavorando duramente. Questo vale sia se parliamo di band sia per coloro che dicono di voler supportare e credono ancora che si possa diventare un’unica cosa, se è di loro interesse. Ma qua in Italia nemmeno gli amici che in faccia ti dicono che spacchi ti supportano, siamo tutti presi da altro, ma va bene così, noi andiamo avanti determinati. Quando ti ho fatto questa affermazione parlavo comunque di attitudine. Non mi va di spartire nulla con chi mette l’Hardcore o comunque il suonare in una band, al pari di farsi l’aperitivo, l’happy hour o frequentare qualche sorta di discoteca o DJ set. Sarò limitato, ma è una cosa che non concepisco. Per me è come andare in curva del Milan con lo stendardo dell’Inter, vedo in questo un’attitudine ambigua. Poi, ho più volte sentivo discorsi osceni del tipo ‘facciamo suonare questa band perché hanno i baffi, i risvolti ai pantaloni, vestono bene di brutto, hanno i dilatatori da 10 cm, sono tutti tatuati, hanno le magliette giuste, ecc ecc’. Mollatemi, non è il tipo di aggregazione che voglio vivere, ci sono stato in passato finché avevo l’illusione che le cose potessero essere vissute diversamente. Mi sono scottato con questa realtà e ho deciso di spendere le mie energie e il mio tempo diversamente, soprattutto dedicandomi ai Traces Of you e ad altri miei progetti di vita. Non so se sia un fattore legato al cambio generazionale, non credo perché ho trovato grazie al cielo anche giovani con idee chiare, cultura e con una giusta attitudine. In altri contesti, dove vedevo mancare proprio un certo tipo di atteggiamento, volevo morire e sono durato finché ho potuto, pochi l’hanno capito perché pochi hanno voluto conoscermi veramente e profondamente per quello che sono e per quelli che sono i miei ideali e progetti. Lasciamo queste persone credere quello che vogliono. Da quando io mi sono avvicinato al mondo dell’Hardcore nei primi anni ’90 e nella seconda metà con la mia band Respite, in cui suonavo la chitarra, esistevano linee di demarcazione definite, settori e ci si aggregava per intenti e stili di vita pressoché uguali, con chi bene o male la pensava come te, perché gli ideali e la filosofia di vita che si portano avanti sono alla base di ogni legame. Non mi reputo un chiuso di mente, anzi, solamente ad una certa età ho capito che ho interesse a vivere e condividere quello che amo, con persone utili alla mia evoluzione, non si può sempre e solo fare i menestrelli, perdere tempo e farsi il fegato amaro per una cosa che per noi è portata avanti come se valesse poco. Amico di tutti per me vuol dire amico di nessuno, io ho fatto le mie scelte e non ho bisogno dell’approvazione di nessuno, cerco di impegnarmi al massimo in quello che faccio. In passato, i posti di ritrovo come Zabriskie Point, Hangover Records e il Govinda di Milano per esempio, identificavano la mentalità delle persone che li frequentavano e io mi trovavo molto meglio rispetto ad oggi e più contestualizzato; Non ce l’ho con nessuno sia chiaro, ma mi trovo meglio con chi non fa miscugli di nessuna natura e con chi porta avanti un certo tipo di valori per almeno un minimo di 5 anni e soprattutto con chi non critica chi si sforza di voler far bene e andare in profondità nella propria vita e nei propri progetti. Le persone che criticano e discutono costantemente quello che fai sono veramente infelici della vita che conducono. Rimane comunque vivo un mio sogno…vedere a Milano un posto di riferimento per la scena hardcore europea, ne ho visti tanti in giro per l’Europa pieni di persone che veramente ti fanno sentire a casa ed in famiglia. Chi reputa che non sia possibile è perché non ha mai vissuto questo genere di cose.

SD: Che progetti a lungo termine coltivate per i Traces of You, o quanto meno, che desideri coltivate per questo gruppo che portate avanti da così tanto tempo?
TOY: Per quanto mi riguarda, forse qualcuno prova disagio o disturbo che io ammetta che a 34 anni mi ritrovi ad essere così carico e invasato come quando ho iniziato a suonare agli inizi degli anni ’90 e che stia vivendo i momenti migliori proprio ora e con l’intenzione di darci dentro ancora di più. Le possibilità ci sono, faremo di tutto per non sprecare nessuna occasione. Chi dice che bisogna crescere, piantarla di essere adolescenti in questo senso, sta forse rosicando e per rimediare cerca di farsi una band valida ora, con la stessa attitudine molle di sempre di chi non ci ha mai dato dentro seriamente, quindi troverà persone come lui e i buoni presupposti come al solito cadranno al vento. Personalmente, vorrei poter continuare a portare avanti questa passione in parallelo agli impegni della vita a cui dobbiamo per forza di cose far fronte e le esigenze e le priorità dell’età che cambia. Al momento comunque stiamo lavorando per il nostro tour in Asia di questa estate e per un tour europeo di 10 giorni a Maggio. I passi successivi sono tutti rivolti al suonare il più possibile, ovunque; lavoriamo con l’intento di visitare presto Sudamerica, Australia, USA e Russia. Grazie infinite a Salad Days Mag per averci dato l’occasione di parlare dei Traces Of You e dei nostri progetti. Per chi vuole rimanere in contatto con noi: https://www.facebook.com/tracesofyouhc

(Txt by Giovanni Codello x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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