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Salad Days Magazine | July 5, 2020

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Umbra Vitae ‘Shadows Of Life’

Umbra Vitae ‘Shadows Of Life’
Salad Days

Review Overview

7
7
7

Rating

UMBRA VITAE
‘Shadows Of Life’-LP
(Deathwish)
7/10


Durante la lavorazione di ‘Rust On The Gates Of Heaven’ del suo progetto Wear Your Wound (per i profani come me etichettabile come shoegaze), Jacob Bannon (frontman dei Converge e proprietario di Deathwish) ha visto riaccendersi in lui la vecchia la vecchia fiamma del death metal. Quindi eccoci a parlare dell’esordio degli Umbra Vitae. Assieme a lui, troviamo due membri gia’ presenti Wear Your Wounds, cioe’ Mike McKenzie e Sean Martin (che hanno militato fra gli altri nei The Black Dahlia Murder e negli Hatebreed) al quale si affianca la sezione ritmica formata da Greg Weeks (The Red Chord) e da Jon Rice (Uncle Acid And The Deadbeats), rispettivamente basso e batteria. Il disco ruota attorno ad un poema di Georg Heym intitolato appunto Umbra Vitae, che ha molto colpito Bannon. Quello che non mi convince molto e’ che Bannon parla di un progetto death metal. I casi sono due: o lui ha un concetto tutto suo del genere, oppure sono io che ne ho un altro. Parlerei piu’ che altro di una via di mezzo. La voce di Bannon e’ tutto fuorche’ appartanente al genere gia’ citato, certo molto piu’ profonda e meno lancinante di quando ci devasta i padiglioni auricolari con i suoi Converge, ma definirla una timbrica death metal non mi pare il caso. Musicalmente le chitarre hanno aluni passaggi tipicamente death, ma conservano al loro interno anche un certo gusto per il groove di marca piu’ moderna. Ecco, forse si potrebbe parlare di death metal moderno, ma anche qui non sono troppo convinto. In piu’ la presenza dell’hardcore e’ ben salda all’interno della struttura dei pezzi. Prova muscolare invece per la sezione ritmica, con un Jon Rice che frusta come un dannato, meritandosi un posto di primo piano all’interno di questo combo. Ovviamente produzione (curata da Kurt Ballou) e packaging eccellente, ma qui parliamo di Deathwish non della Lost & Found, per chi se la ricorda. Concludo dicendo che e’ un esordio che non fa certo gridare al miracolo (anche, perche’ oggettivamente, ci sono band molto migliori in giro), ma che si fa sicuramente apprezzare. Il mio rispetto va sempre a Bannon, un uomo che ama non porsi limiti creativi di nessun tipo.
(Marco Pasini)

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