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Salad Days Magazine | May 22, 2022

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Unearthly Trance ‘Stalking The Ghost’

Unearthly Trance ‘Stalking The Ghost’
Salad Days

Review Overview

7.5
7.5
7.5

Rating

UNEARTHLY TRANCE
‘Stalking The Ghost’-CD
(Relapse)
7.5/10


Dopo sette anni di assenza tornano gli Unearthly Trance. Ancora una volta sotto Relapse Records. Il nuovo album ‘Stalking The Ghost’ è il sesto LP di una carriera cominciata diciassette anni fa. Agli inizi degli anni duemila gli Unearthly Trance erano noti per la violenza estrema non solo del suono ma anche e soprattutto delle liriche, piene di riferimenti occulti, racconti di allucinazioni ed elaborazioni di perversioni psicotiche. Nati in un contesto in cui lo sludge toccava uno dei suoi punti massimi, tra band come Noothgrush, Burning Witch, Dystopia, figli di Grief e Iron Monkey. Nonostante il tempo, nonostante la scena sludge americana abbia subito un enorme cambiamento, nonostante il metal, in tutti i suoi aspetti, sia stato ridotto a stereotipi spesso privi di contenuto, gli Unearthly Trance tornano con un album che riporta noi e loro da qualche parte nell’oblio di un incubo. La prima traccia, ‘Into The Spiral’, è un vomito d’odio. Nulla è cambiato. Ora più che mai la violenza è giustificata. L’album continua con ‘Dream State Arsenal’. Chitarre pesanti e grida disperate. Il terzo brano è una bomba a mano di pura violenza. Suoni e voci che rimandano a mondi inumani, dove c’è un solo obiettivo: la distruzione (di se stessi o dei propri incubi). Più l’album va avanti e più il buio diventa nero. I giri di basso si fanno così cupi che sembra di camminare nel catrame. Le chitarre oscillano da turbinii animaleschi ad atmosfere eteree, come se gli Unearthly Trance lasciassero all’ascoltatore dei secondi per ritrovare il respiro. E’ esattamente così che continua ‘Stalking The Ghost’, togliendo il respiro ad ogni traccia. I brani successivi ‘Invisible Butchery’ e ‘The Great Cauldron’ si evolvono in toni black metal, con il cantato in growl, seppur le chitarre rimangono lente e crudeli e la sessione ritmica così martellante da diventare claustrofobica. L’ultima traccia, ‘In The Forest’s Keep’, si apre con un intro di droni ed atmosfere in cui non filtra luce. Il suono è denso e solenne. La voce effettata rimanda all’idea di un incubo in cui non c’è nulla di umano. Gli Unearthly Trance con questo ultimo lavoro tornano a descrivere la schizofrenia che cancella la linea tra reale ed irreale, in cui tutto nasce e muore in suoni distopici e bui.
(Valentina Vagnoni)

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