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Salad Days Magazine | December 3, 2022

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VOG interview

VOG interview
Salad Days

Sono tre ragazzi del Veneto, si chiamano Vog e il loro album si chiama ‘Elicon’…fanno una sorta di elettronica strumentale, lasciamo a loro la parola…

SD: Iniziamo con le presentazioni…
VOG: VOG è un trio che propone musica elettronica live ed è formato da Edoardo Piccolo alle tastiere e programmazione, Michele Lavarda al basso elettrico e Max Avesani alla batteria.

SD: Da quanto tempo esiste il progetto VOG e come avete iniziato?
V: VOG nasce nel 2009 con una formazione che vedeva alla batteria Arrigo Axia. Il nostro punto di partenza è stato quello di voler dare vita ad un progetto originale che si ponesse come obiettivo quello di imitare i suoni provenienti dalla musica elettronica. All’inizio di questo percorso il nostro genere era più vicino ad un progressive rock misto ad elementi di musica elettronica. Con il passare del tempo e con il susseguirsi di diversi batteristi siamo arrivati alla formazione definitiva nel 2011 con l’arrivo di Max e la nostra pasta sonora è andata sempre più verso il genere elettronico abbandonando la vena progressive che ci aveva caratterizzato inizialmente. Il nostro obiettivo era diventato la ricerca di ritmi di batteria e suoni di basso tipici dei generi quali drum ‘n’ bass, dubstep e breakbeat cercando di imitarli con gli strumenti reali. Questa ricerca ci ha permesso di formare il nostro stile senza però compromettere quella che è oggi l’identità di VOG.

SD: Che cosa significa VOG?
V: VOG è un nome che non ha alcun significato per noi. Eravamo alla ricerca di qualcosa che fosse semplice da pronunciare e da ricordare, una parola diretta, che avesse un bel suono. Questa è stata la base che ci ha portato a scegliere VOG come nome del gruppo.

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SD: Quali sono le vostre influenze principali, sia a livello di artisti che di generi musicali?
V: Il primo punto di riferimento per VOG è stato Jojo Mayer e la sua formazione Nerve. In seguito siamo stati influenzati dall’elettronica della scena underground londinese con artisti quali Skream, Benga, Rusko e ad oggi siamo stati contaminati anche da gruppi quali Battles e Tortoise. Il bagaglio musicale di ognuno di noi tre è comunque molto diverso e cerchiamo di far confluire tutte le nostre differenze in questa nuova musica.

SD: Come nasce una vostra canzone?
V: Il nostro approccio alla composizione è quello di sviluppare un’idea che uno di noi tre porta in sala prove. Può essere un groove di basso e batteria, un giro di accordi o una linea melodica che dà il via ad un nostro pezzo, dipende. In seguito elaboriamo questa idea fino a che il brano non raggiunge la forma finale. Il nostro obiettivo ultimo, che ci guida attraverso il processo compositivo, è quello di creare un “hook”, una cellula memorabile, un elemento musicale che rimanga impresso nella testa dell’ascoltatore e che caratterizzi ciascun brano e ciascuna parte di ogni strumento.

SD: Parlateci del vostro primo album ‘Elicon’: dove l’avete registrato e come è stato registrato, difficoltà tecniche?
V: ‘Elicon’ è stato registrato presso la scuola di arte, musica e spettacolo Share a Caldogno (Vi), più precisamente nella Sala 1, stanza adibita per lo più alla danza. Da fine giugno a metà luglio abbiamo occupato questo spazio con tutta la nostra strumentazione e abbiamo lavorato giorno e notte per produrre queste otto tracce. Ad aiutarci durante la fase di produzione era con noi Davide M. Venco, produttore di questo lavoro. Davide si è occupato anche del mixing, che è stato fatto nello Studio 1 dello studio Britannia Row di Londra. Il master di ‘Elicon’ invece è stato eseguito da James ‘Lerock’ Loughrey sempre nella City. Per la realizzazione di questo disco è stato fondamentale l’aiuto di molte persone senza le quali non sarebbe stato possibile portare a termine questa registrazione: un grazie va a Giovanna Mazzon per averci dato la possibilità di occupare la sede di Share, D-Music, Federico Pelle, Jean Charles Carbone, Alberto Bonomo, Alex Brajković, Arrigo Axia e tutti i componenti dei Vertical per averci prestato la loro strumentazione.

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SD: Come è nata l’idea di fare questo genere di musica?
V: Diciamo che siamo stati mossi dalla voglia di aggiungere a quelle che sono le peculiarità della musica elettronica il colore ed il calore che l’essere umano dà alla musica attraverso l’esecuzione dal vivo con strumenti tradizionali come una batteria, un basso e sintetizzatori. Oltre a questo, la possibilità di sperimentare nuovi suoni e di reinventare il modo di suonare il proprio strumento è stata sicuramente una spinta notevole. La batteria deve creare groove che si rifanno alla ‘tradizione’ elettronica aggiungendo però il ‘feel’, il basso deve dare vita a nuovi suoni attraverso una quantità importante di effetti e far comunque muovere la pancia a chi ascolta e le tastiere devono creare la texture dove l’ascoltatore si lascerà trasportare e guidare nel nostro mondo. Tutto questo è quello che ci ha spinto a volere fare questo genere di musica.

SD: Qual è la traccia che più rispecchia i VOG nel vostro album ‘Elicon’?
V: Diciamo che non c’è. VOG è presente al 100% in ognuna delle otto tracce di questo album. Ogni brano rappresenta una sfaccettatura diversa della nostra identità ma ci ritroviamo sempre VOG in ogni brano.

SD: Avete molta cura dei dettagli, come si può capire anche dalla copertina di ‘Elicon’, da chi è stata progettata e com’è nata questa collaborazione?
V: L’intera grafica del disco è stata curata da Riccardo Zulato, un giovane grafico di Montagnana (www.cikaslab.com per dare un occhio ai suoi fantastici lavori). Siamo arrivati al suo nome attraverso Max, il quale aveva già visto all’opera Riccardo con l’artwork fatto per un gruppo di suoi amici, gli N-Sample. Dopo aver dato un’occhiata al suo sito abbiamo capito che era l’uomo giusto per quello che volevamo. Gli abbiamo dato delle indicazioni generiche di cosa volevamo per il nostro artwork ed è arrivato direttamente al sodo dando vita a quello che potete vedere. La scelta del packaging cartonato invece è stata frutto della nostra decisione di voler utilizzare qualcosa di nuovo e originale rispetto al classico jewel box e siamo molto contenti di ciò perché siamo convinti che questa scelta dia ancora più calore a tutto l’album. Se poi pensate che ogni fustella è stata piegata, serigrafata e numerata a mano da Riccardo allora il calore (e il sudore) che c’è dietro a tutto questo lavoro si sente eccome!

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SD: Grazie ragazzi, in bocca al lupo per i vostri progetti futuri!
V: Grazie a voi! Per chi fosse incuriosito, questo è il nostro indirizzo di facebook dove potrete contattarci e tenervi informati su date e nuovi progetti: www.facebook.com/vogband – Il nostro disco è acquistabile contattandoci all’indirizzo contact@vogband.com!

(Txt & Pics by Martina Lavarda x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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