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Salad Days Magazine | October 16, 2019

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Wovenhand ‘Refractory Obdurate’

Wovenhand ‘Refractory Obdurate’
Salad Days

Review Overview

7
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Rating

WOVENHAND
‘Refractory Obdurate’-CD
(Deathwish Inc.)
7/10


Per i Wovenhand, possedere una forma indefinita di rock (neo-folk? alternative-country? post-rock? art-punk? world-music?) può avere i suoi pro e i suoi contro. I contro hanno a che fare con la questione di non essere facilmente inquadrabili da un pubblico distratto che (sempre più) ricerca etichette prima che emozioni. I pro, invece, sono legati alla capacità di non avere limiti o confini di sorta. La band, originaria di Denver, capitanata da David Eugene Edwards (già leader dei gloriosi 16 Horsepower) e qui al decimo album (se non ho fatto male i conti), naviga su flutti quasi ascetici, solcando rotte che padroneggiano i venti battenti delle percussioni dell’esperto Ordy Garrison, e seguono le coordinate impartite dalle corde di Chuck French e Neil Keener (Planes Mistaken For Stars, Git Some). Vibranti vortici semi-acustici che recuperano dai riti della tradizione (‘Corsicana Clip’), con le chitarre che prendono il sopravvento solo in qualche occasione (‘Field Of Hedon’, ‘Hiss’). Dirò delle cretinate, ma a me hanno ricordato i Cult in una versione più mistica (‘Good Shepherd’), Bowie in una trasposizione terrena (‘The Refractory’) e i Doors intrippati per qualche dottrina orientale (‘Obdurate Obscura’). Per chi vuole far un bel viaggio senza spendere troppo.
(Flavio Ignelzi)

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