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Salad Days Magazine | March 10, 2026

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ANGEL DU$T ‘COLD 2 THE TOUCH’

ANGEL DU$T ‘COLD 2 THE TOUCH’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

ANGEL DU$T
‘Cold 2 The Touch’-LP
(Run For Cover)
8/10


In un momento storico dove si incensa giustamente/ingiustamente (io rientro nella prima categoria) il grammy dato ai Turnstile, da oltre 10 anni c’è un altro gruppo che si muove nella sperimentazione in ambito hardcore. Angel Du$t sono nati dalla mente di Justice Tripp, cantante e leader dei Trapped Under Ice in un periodo di pausa del gruppo per dare libero sfogo alla sua creatività e uscire dagli schemi prefissati del hardcore. Partiti inizialmente con un hardcore meno pesante del progetto principale, il sound del gruppo si è evoluto incorporando elementi melodici cari tanto a The Lemonheads quanto ai gruppi brit pop, spingendo per una sperimentazione senza troppi limiti anche a livelli di attitudine. ‘Cold 2 The Touch’ segna il loro ritorno a 3 anni di distanza dal precedente lavoro e si pone come il perfetto equilibrio tra le varie fasi musicali della loro carriera, creando un sound coeso e potente, amplificato anche dalla produzione di Brian Mc Ternan (cantante dei Battery nonché produttore di gente come Turnstile, Bane, Balance And Composure, End It, insomma uno che ne sa) e dalla linfa vitale infusa dai nuovi arrivati Nick Lewis e soprattutto Jim Carroll (American Nightmare, The Suicide File, The Hope Conspiracy) che portano freschezza e patina hc a tutto il lavoro. Se poi ci mettiamo pure i guest Scott Vogel (Terror), Wes Eisold (American Nightmare, Cold Cave), Patrick Cozens (Restraining Order), Frank Carter e Taylor Young (Twitching Tongues, Deadbody) abbiamo veramente un parterre non da poco. E tutto questo non fa che giovare alla riuscita di questo piccolo gioiello di 26 minuti che ci mostra una band affamata, feroce, tagliente, ma allo stesso tempo dannatamente catchy e melodica quanto serve. Ascoltare ‘Pain Is A Must’, ‘Cold 2 The Touch’, ‘DU$t’ e ‘The Beat’ per credere. Anzi no, ascoltatevelo tutto perchè non ci sono segni di cedimento in questo nuovo lavoro. Certo magari non vinceranno un grammy (mai dire mai, ma di certo non si misura da questo la bontà di un gruppo. Di sicuro c’è bisogno di gruppi come loro per uscire da certi compartimenti stagni e di paletti del genere senza aver paura di sperimentare. Long Live Angel Du$t!
(Michael Simeon)

Photographer

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