BAUMAN ‘AMUSEMENT PARK’
Review Overview
7.5
7.5BAUMAN
‘Amusement Park’
(Jetglow)
7.5/10
‘Amusement Park’, il nuovo lavoro dei Bauman, è uno di quegli album che non si limitano a farsi ascoltare: ti costringono a guardarli in faccia. E non sempre è facile. Le sette tracce che compongono questo disco sono le tappe di un viaggio disturbante all’interno di un luna park in rovina, fatto di luci finte, risate isteriche e giostre che girano a vuoto. Un concept tanto chiaro quanto spiazzante: ti illude, ti attira con le sue promesse di meraviglia, ma ti scaraventa nell’oscurità emotiva più cupa. C’è un’urgenza vera, in queste canzoni. Una necessità di mettere in musica quella sensazione che molti provano ma pochi riescono a descrivere: il disagio di sentirsi fuori posto in un mondo che sembra fatto solo per divertirsi, mentre dentro ci si sgretola. Il suono è crudo, viscerale, con un’attitudine alternative rock che affonda le radici nel post-punk, ma che non ha paura di sporcarsi con distorsioni più ruvide e arrangiamenti spigolosi. Non ci sono scorciatoie melodiche o ritornelli accattivanti, e questo può essere spiazzante, ma è anche il punto di forza di un disco che vuole essere onesto, anche a costo di risultare scomodo. ‘Mangia. Prega. Urla.’ è l’ingresso perfetto in questo parco delle attrazioni maledette. Un pezzo potente, quasi catartico, che mette subito in chiaro che qui non si gioca: si scava. Il crescendo emotivo e sonoro ti travolge, e il ritornello sembra più un urlo di liberazione che un hook studiato a tavolino. È uno di quei pezzi che non puoi ascoltare distrattamente: o ci sei dentro, o sei fuori. Altra traccia che colpisce nel profondo è ‘Debra Libanos’. Lì il tono si fa più cupo, più storico, e la narrazione si apre a un piano ancora più ampio. C’è una rabbia che si fa politica, un senso di ingiustizia che pulsa in ogni nota. La canzone non solo racconta un episodio atroce della storia, ma lo trasforma in qualcosa di vivo, attuale, pulsante. Musicalmente è densa, tagliente, e lascia addosso una sensazione di peso, ma anche di consapevolezza. Una delle migliori prove della band. Il disco non è perfetto, e forse è anche questo il suo fascino. Ci sono momenti in cui si perde un po’ di tensione, e l’attenzione dell’ascoltatore rischia di scivolare via. Non per colpa della scrittura, ma per scelte sonore che non strizzano mai l’occhio a soluzioni più “pop” o facili da metabolizzare. È un lavoro che chiede tempo, dedizione, pazienza. E non sempre si ha voglia di entrare in quella giostra. Ma quando lo si fa, l’esperienza è intensa e gratificante. ‘Amusement Park’ è un album personale, sentito, che alterna momenti di grande ispirazione ad altri più riflessivi. Forse in certi frangenti manca un po’ di slancio, ma la volontà creativa, la coerenza e l’identità sonora della band emergono con forza. È un lavoro che non fa sconti, ma che premia chi è disposto ad ascoltare davvero. Non è per tutti… e va bene così.
(Simone Bellini)
















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