Bull Brigade + Giancane ‘Lividi’: un inno alle crepe che ci rendono umani (Motorcity Produzioni)
C’è una verità profonda, spogliata di retorica, che scorre tra le righe di ‘Lividi’, il nuovo, sorprendente brano nato dalla collaborazione tra i Bull Brigade e Giancane.
Un incontro non solo artistico ma emotivo, umano, generazionale. Più che una canzone, il brano è un pugno nello stomaco ben assestato e, al tempo stesso, una carezza a chi si è mai sentito fuori posto, inadeguato, o semplicemente troppo fragile per questa vita troppo veloce. È difficile incasellarlo in un genere preciso, ed è forse proprio questa la sua forza. È punk, sì, ma anche cantautorato, rock d’autore, poesia urbana. È quella linea di confine tra rabbia e malinconia, tra il bisogno di gridare e il silenzio pesante che a volte ci avvolge. È la voce di chi ha vissuto abbastanza da sapere che certe domande non hanno risposte, ma continuano a farsi sentire con ostinazione. “Che questa vita non la reggo più / Non sono mica Gesù Cristo”, canta Eugy con la voce graffiata di chi quei versi li ha vissuti sulla pelle. E Giancane lo accompagna, cucendo le strofe con la sua inconfondibile vena cinica e disillusa, ma sempre terribilmente vera. Il brano si apre con una domanda semplice, quasi infantile, ma tagliente come una lama: “Che cosa pensa tua madre / Di come mi ha rovinato questa città?” Un’immagine potente, che da sola racchiude l’intero mondo emotivo della canzone: lo spaesamento, il senso di colpa, il rimpianto, la consapevolezza amara che a volte non siamo vittime, ma complici delle nostre stesse ferite. E poi c’è quella croce da cui liberarsi, il rifiuto del martirio, dell’eroismo, della sopportazione cieca. “Non sono mica Gesù Cristo” diventa un mantra terreno, la bandiera stropicciata di chi ha smesso di aspettarsi la salvezza, ma continua a cercare un senso anche nella più cupa disperazione. Chi, come me, ha amato ‘Il Fuoco Non Si E’ Spento’ — il disco che ha segnato una svolta nel percorso dei Bull Brigade — non potrà che accogliere ‘Lividi’ come un regalo prezioso. C’è la stessa potenza, la stessa urgenza espressiva, ma con qualcosa in più: la consapevolezza che i sogni bruciano più lentamente quando si impara a conviverci. Dall’altra parte, chi ha conosciuto Giancane attraverso la colonna sonora della serie Netflix di Zerocalcare (‘Strappare Lungo I Bordi’) troverà in questo brano una continuità emotiva sorprendente. La sua voce e la sua scrittura si integrano perfettamente in questa “canzone a due cuori”, dove lo stile ruvido e diretto del cantautore romano incontra l’epica proletaria e militante della punk band torinese. Non è un featuring, e si sente: la track è una collaborazione vera, paritaria, nata da una stima reciproca che si trasforma in affinità artistica. Lo raccontano gli stessi protagonisti nel comunicato stampa. Eugy dice: “Gianca ha qualche anno più di me, ma è bastato metterci davanti a due birre ed un microfono per capire che i lividi dentro erano gli stessi”. E Giancane conferma: “Storie, ferite e cicatrici diverse, nate in città diverse, ma che — in fondo — sono le stesse”. Il brano è stato prodotto da Andrea Tripodi e rappresenta una sorta di anteprima per ciò che ci aspetta dai nuovi dischi di entrambi gli artisti, previsti per l’inizio del 2026. Ma già da ora, ‘Lividi’ si impone come un manifesto. Un inno generazionale, certo, ma non nel senso anagrafico del termine: è generazionale perché parla a chiunque stia attraversando la vita con le ossa rotte, con il cuore ammaccato, con domande che non trovano pace. A chi porta dentro lividi invisibili, ma profondi. Perché in fondo, come recita uno dei passaggi più devastanti del testo: “Ho mille lividi, ma tutti dentro / E sopra al cuore ho un peso immenso”. E quando la musica riesce a dire quello che noi non sappiamo esprimere, allora non è solo musica. È resistenza. È sopravvivenza. È bellezza.
(Txt Simone Bellini)
















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