QUICKSAND ‘BRING ON THE PSYCHICS’
Review Overview
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7QUICKSAND
‘Bring On The Psychics’-LP
(Equal Vision/Rude)
7/10
Ascoltare i Quicksand nel 2026 è per me la dimostrazione di come una band veterana possa rimanere rilevante, forte della consapevolezza della propria eredità musicale e armata del coraggio della sperimentazione. È bene dirlo, però: ‘Bring On The Psychics’ non è proprio un capolavoro, ma è qualcos’altro. Trae forza dall’impatto iconico del loro sound post-hardcore anni ’90 e dalla sperimentazione delle loro produzioni più recenti. Sembrerebbe un lavoro che segna un nuovo percorso, un nuovo inizio: questo potrebbe far pensare a qualcosa di transitorio, di troppo ricercato o poco espressivo, ma ciò non toglie nulla all’impresa dello storico trio di New York — Walter Schreifels (chitarra e voce), Sergio Vega (basso e voce) e Alan Cage (batteria) — di costruire un perfetto ponte tra passato e presente/futuro. Il disco è stato realizzato affidandosi alla produzione e al mix di Jon Markson (già al lavoro con realtà del calibro di Drug Church e Drain) e completando i lavori in soli 10 giorni. Il risultato manca forse nell’essere propriamente diretto e privo di fronzoli, ma è di certo rinvigorito da una freschezza che si coglie nella voglia di sperimentare. Si passa con disinvoltura dai riff spessi e distorti che hanno fatto la storia del genere ad aperture melodiche ed esplorazioni sonore più ariose. Questa ridefinizione dei confini del genere che hanno contribuito a fondare dimostra come i Quicksand non abbiano alcuna intenzione di vivere di rendita. La descrizione di questo nuovo percorso della band è racchiusa nel singolo ‘Get To It’: la potenza sonica incarna la componente più positiva, viscerale e propositiva del gruppo, riuscendo a canalizzare l’urgenza del post-hardcore in inni di rinascita. Il brano nasce come un vero e proprio mantra contro la procrastinazione, trasformando una debolezza personale in una carica d’urto ritmica che spinge all’azione immediata. I testi e la scrittura — un’altra componente fondamentale dei Quicksand — si aprono a temi universali e a battaglie personali, creando una catarsi distante mille miglia dalla spazzatura che circonda la nostra realtà, fatta di limitazioni mentali, costrizioni dell’immagine e schiavitù virtuale.
(Giuseppe Picciotto)

















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