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Salad Days Magazine | May 20, 2026

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STAMINA × SALAD DAYS INTERVIEW

STAMINA × SALAD DAYS INTERVIEW
Salad Days

Luca Mangia, in arte Stamina, è il primo artista che segna il debutto di Chiaro Records, l’etichetta di stampo urban di Antonio Greco e Michele Scotti (già fondatori di Music Business Italia)

che punta a cambiare le tradizionali dinamiche della discografia, andando a formare gli artisti emergenti prima della firma dei diversi contratti di settore, spiegandone ogni singolo cavillo, senza lucrare sulle loro spalle come hanno fatto finora invece altre piccole e grandi etichette. Uscito venerdì 27 Febbraio 2026 e anticipato dai singoli ‘Soldi’, ‘Muri’ e ‘Atelofobia’, distribuiti da Believe Italia e prodotti (così come tutto l’album) da Kavah (già produttore di Willie Peyote) e Malogrido, l’artista monzese classe 2003 regala agli ascoltatori una prima vera dimostrazione delle qualità della sua penna conscious, dando voce al nichilismo e alla disillusione dei giovani adulti e mettendo in vetrina allo stesso tempo la lotta all’apparenza tipica della società odierna e lo struggle quotidiano che lo pervade, insieme a tutte quelle fragilità che lo divorano facendolo sentire inadeguato e non all’altezza. In occasione dell’uscita del suo omonimo disco d’esordio, abbiamo deciso di fargli alcune domande per riuscire a entrare nel suo microcosmo personale.

SD: In ‘Soldi’ (primo singolo che ha anticipato il progetto ‘Stamina’), denunci gli aspetti negativi che vivi e vedi negli altri in relazione al denaro: qual è però il tuo rapporto con i soldi e quale aspetto di essi pensi di non aver approfondito o raccontato in relazione a questo rapporto?
S: Il mio primo approccio verso i soldi è stato naturalmente sia per necessità economica, sia per ricerca di indipendenza personale. La mia famiglia mi ha insegnato a dare il giusto valore alle cose materiali, prendendone le dovute distanze. Ho cercato fin da subito di darmi da fare lavorando, perché trovavo nei soldi un motivo per sentirmi utile e indipendente. Poi però, crescendo, mi sono reso sempre più conto di quello che significavano per tutti. Il mio sentimento di odio nei loro confronti, quindi, più che per i soldi in sé, è per l’ossessione e l’attaccamento morboso al guadagno che ormai è entrato profondamente nella nostra cultura, e che è diventato metro di paragone, sia sociale che personale. Un concetto che potrebbe essere espanso può essere quello della descrizione del mondo occidentale, del capitalismo: tutte cose che non vediamo, ma che incidono enormemente sulla nostra vita. Ho deciso di parlare dei soldi innanzitutto partendo da quello che vediamo e percepiamo: nel lavoro, nella famiglia, nei discorsi e nei rapporti personali.

SD: “Dove i sogni sono naufraghi nei dogmi del passato/Duemila ore all’anno in una ditta e son scoppiato” e “Non vorrei passare per classista, ma viviamo per classifiche” sono solo due frasi significative di questo tuo primo singolo ufficiale, perciò ti chiedo: rispetto al tuo passato e all’attuale mercato discografico, a cosa punti come artista e quali sono invece i tuoi sogni personali, artistici e non?
S: Se si parla di mercato discografico, credo che un ragazzo come me debba fregarsene, senza usare mezzi termini. La cosa che mi preme di più, al momento, è la verità: a livello artistico, stiamo cercando (e uso il plurale perché siamo un team) di fare cose vere e che nascono da una passione e da un’esigenza, e che facciano nascere una presa di coscienza nell’ascoltatore, senza guardare alla discografia. Andando sul personale, io mi sono promesso da tempo di raggiungere una stabilità insieme alla musica, in ogni forma che il futuro mi suggerirà.

SD: Questo tuo primo brano ufficiale, prodotto dal producer Kavah e uscito a metà Novembre per Chiaro Records tramite la distribuzione di Believe Italia è stato il primo biglietto da visita con cui ti sei presentato live venerdì 14 Novembre a Milano per aprire lo showcase del veterano dell’underground veneto Nex Cassel al Tecniche Perfette, presso il Legend Club: che effetto ti ha fatto tutto questo? Ti va di raccontarci brevemente come sei venuto a contatto con il tuo produttore e con Antonio e Michele, fondatori dell’etichetta che ti ha scelto come progetto di debutto?
S: Qui apriamo una pagina che racconta uno degli incontri più belli che abbia fatto nella mia vita. Lavoravo in ditta (la stessa di cui parlo in ‘Soldi’) e cercavo ossessivamente un modo per scappare. Avevo una marea di demo sul telefono e non sapevo neanche da dove iniziare per renderle qualcosa, e per rendere me qualcuno. Così scopro il canale YouTube di Michele e Antonio, guardo il primo video, guardo il secondo, gli scrivo una mail: sentivo che erano per me la soluzione. Da lì, è iniziato un viaggio che mi ha portato a conoscere Malogrido e Kavah e che ci ha portato ad aprire il Tecniche Perfette, cosa per me irreale, impensabile. Sento, però, che questo sia stato un punto di partenza, e mi sento onorato di averne avuto uno così prestigioso.

SD: A ‘Soldi’ sono seguiti poi i singoli ‘Muri’ e ‘Atelofobia’, che hanno anticipato l’uscita dell’album ‘Stamina’, pubblicato a Febbraio 2026. Cosa dovrebbe aspettarsi dalla tua musica chi non ti conosce e che sonorità potrebbe ritrovare in essa?
S: Esattamente: ‘Soldi’, ‘Muri’ e ‘Atelofobia’ sono state le prime tre tappe del percorso che hanno portato all’album uscito a Febbraio 2026. Nel mio primo disco, ‘Stamina’, c’è tutto quello che mi ha formato artisticamente, dal conscious rap (che è da sempre la mia zona di comfort) al nu-soul, fino al boombap. Credo che ogni artista sia la somma dei suoi ascolti, e io non posso non citare Salmo, Mezzosangue, Nayt, Mac Miller e i Radiohead come principali reference e ispirazioni della mia musica. Tutto ciò che chi ascolterà il disco dovrà aspettarsi sarà il mio sfogo, attraverso l’analisi di me stesso e della società in cui vivo. E, soprattutto, la mia lotta all’omologazione, alla mediocrità e all’individualismo: quello che, silenziosamente, ci prosciuga e ci priva della nostra energia, la nostra stamina.

Foto Stamina_1

SD: “Ho scritto un altro testo, un’altra forma di me stesso” dici in ‘Sick/Stamina’ e si può notare come varie siano anche le “forme” delle sonorità che pervadono il tuo album d’esordio: quali sono state le influenze che ti hanno portato alla creazione di questo progetto e quali invece sono state le reference per ognuna di queste sonorità?
S: ‘Sick Stamina’ nasce in modo non del tutto canonico: la prima parte di canzone è stata scritta quasi 7 mesi prima della seconda, così come la produzione del beat originale realizzata da me e poi gestita e migliorata da Malogrido. E’ una canzone figlia di due momenti ben diversi della mia vita, il primo in cui mi sono sentito perso e senza appoggi, il secondo più consapevole dei miei mezzi e capacità, dove l’ego pretendeva qualcosa in cambio. Periodi che in realtà nella vita di un ragazzo si alternano di continuo. Naturalmente, come tutti, ho sempre gestito i miei ascolti e soprattutto i miei testi in base al momento che vivo, e le due cose sono sempre andate di pari passo. Nelle canzoni più crude e spinte come ‘Sick Stamina’, ‘Domino’ o ‘Detesto’ gli artisti reference principali sono sempre stati Salmo, Mezzosangue, Nas. Nei brani più morbidi a livello di suono, ma pur sempre conscious, ho assorbito e tratto ispirazione da rapper come Nayt, Mac Miller, J Cole. L’album contiene anche tracce più lontane dal rap, come ‘Troppo Per La Testa’ e ‘Musa’: ho sempre trovato rifugio nel soul e nel blues, insieme ad artisti come Jorja Smith, Sade, Erykah Badu, D’Angelo o Jeff Buckley. A livello comunicativo, di scrittura, Marracash e Primo sono i rapper che ho più analizzato all’ascolto: la loro capacità di rendere immagini le parole che dicono mi ha sempre affascinato, e in questo progetto il mio approccio alla scrittura è stato molto cinematografico e narrativo.

SD: In ‘Domino’ dici “Prima di aver messo il culo in uno studio, ho detto devo scrivere delle bombe, quindi studio, in casa chiuso” e anche “… quelli più in alto, da questa cultura i più lontani” presupponendo che tu abbia voluto sviluppare quella che viene considerata la quinta disciplina dell’hip hop, ovvero la “knowledge”, prima di iniziare a creare tu stesso musica: come hai incontrato questa cultura per la prima volta e cosa ti ha spinto ad abbracciarla? Quali sono i lati che più detesti di essa e quali invece quelli che apprezzi di più? Nel caso tu dovessi arrivare a essere in alto come quelli a cui ti riferisci nel brano, non credi di poterti allontanare anche tu da essa, andando quindi contro al tuo pensiero odierno?
S: Premetto di non sentire molto mia la “lotta per l’Hip-Hop”: sono cresciuto in un ambiente e in una famiglia che non mi ha privato di nulla, non ho mai provato la parola fame: la rivalsa sociale è sempre stata il motore di questo genere. Detesto che questa però diventi ostentazione, e che la costruzione di un personaggio si basi su qualcosa di inventato o ingigantito rispetto alla realtà. Semplicemente non apprezzo le dinamiche commerciali nella musica, ho sempre preferito la sostanza e la spinta di ricercare qualcosa, che può essere lo stile lirico, denuncia sociale, l’introspezione, l’amore o odio oppure fare questo genere come Dio comanda. Io ho trovato nel rap uno strumento per esprimere altri tipi di emozioni, pensieri o ideali, visti dalla prospettiva di un ragazzo a cui piace sollevare questioni e analizzarle, che in primis cerca di darsi delle risposte. Riguardo al futuro, per il momento non ci penso, devo ancora conoscere bene me stesso prima di pensare al me del futuro.

Foto Stamina_4

SD: In molti brani si evince come il tuo studio non si limiti però solo all’ambito della musica e dell’hip hop, bensì spazi dal mondo del cinema fino a quello letterario: quali sono stati i libri e i film che più ti hanno formato e allo stesso tempo cambiato e cosa ti ha lasciato ognuno di essi?
S: Negli ultimi anni sono stato completamente rapito da Albert Camus, prima dal suo approccio narrativo e poi, continuando a leggerlo, dalle sue tematiche e i suoi ideali. Le opere che mi hanno più colpito sono ‘Lo Straniero’, ‘La Peste’ e ‘Il Mito Di Sisifo’, dove la sua “teoria dell’assurdo” ha influenzato il mio modo di pensare e vedere il mondo, ispirandomi per molti pezzi. Scrittori molto importanti per me sono George Orwell e Umberto Galimberti, con i loro ‘La Fattoria Degli Animali’ e ‘Vizi Capitali E Nuovi Vizi’ di cui amo le analisi della società. Il cinema, come ho detto, è molto presente in questo progetto: è la forma d’arte che più mi affascina dopo la musica. In esso cerco sì messaggi e tematiche interessanti, ma amo soprattutto la fotografia e lo stile narrativo. Se dovessi citarti un film, ti direi ‘Povere Creature!’ di Yorgos Lanthimos, registra greco che fa dell’originalità la sua forza, sia nelle tematiche, sia nello stile. Amo i film che ti fanno pensare e a cui devi dare un’interpretazione, e questo è uno di quelli. Nel disco cito ‘Blue Velvet’ di David Lynch, ‘Come Un Tuono’ con Ryan Gosling, ‘L’Odio’ di Kassovitz e ‘L’uomo Che Non C’Era’, noir dei fratelli Coen.

SD: ‘Le Tue Idee’ è lo skit che praticamente divide a metà il progetto, ma è anche il contenuto del video che sui social ha anticipato l’uscita del tuo disco, andando comunicativamente a lanciarti come un pugno nello stomaco nella realtà degli artisti emergenti. Personalmente l’ho immaginato come la voce scomoda nella coscienza di questi ultimi, quella voce che cercano di ignorare mentre inseguono “il sogno”, ma che nel concreto rappresenta un bagno di realtà. Come è nata l’idea di usare questo flusso di coscienza come skit e che effetto ti ha fatto scriverlo, guardando quella tua stessa situazione in terza persona? E’ forse proprio quella voce scomoda e fuori dal coro quello che vuoi essere all’interno dell’industria odierna?
S: Ricordo di aver scritto questo skit dopo un periodo di grande costanza nella scrittura e grande produzione di demo. Guardando il computer però mi rendevo conto di quanto materiale, di livello e non, possedevo, e che nessuno se non poche persone avevano avuto possibilità di ascoltare, e questo mi faceva star male. Mi chiedevo però perchè stessi male, mi dicevo “alla fine mi sono espresso in tanti testi e mi sono liberato di tanti pesi dentro di me”. La risposta è stata questo skit, in cui il “vuoi essere come loro” è uno statement in primis riferito a me e il “ci credi ancora alle tu idee?” è l’epilogo di un brano in cui sbatto in faccia la verità: Cerchiamo costantemente di piacere agli altri, pensando di valere qualcosa solo se veniamo approvati da chi ci circonda, e i social hanno accelerato questa rincorsa all’omologazione. Nello skit parlo dell’approccio di un ragazzo o una ragazza alla musica, ma estendendo il discorso anche nella vita di tutti i giorni, del nostro rapporto con gli altri e il loro giudizio. Ricordo di aver registrato immediatamente lo skit in cameretta, credo sia stata una prova di maturazione, non tanto rivolta verso gli altri, ma verso di me.

SD: In ‘Musa’ parli ovviamente della musica, croce e delizia di ogni artista: citando la penna di Mezzosangue in ‘Armonia E Caos’, pensi che da qui in futuro essa si possa collocare più tra le tue armature o tra le tue armi? Cosa invece ti ha spinto a iniziare a farla?
S: Penso che la musica per me sarà sempre sia armatura, sia arma. Armatura perchè è il mio sogno possederla e farla mia, e i sogni spesso ci proteggono, ci danno un motivo. La musica alleggerisce e soprattutto attutisce i danni di un mondo difficile, protegge la mia stamina e la ricarica. Arma perchè è lo strumento che mi permette di rendere un mio pensiero in suoni, che mi colpiscono emotivamente e che cercano di colpire le altre persone, coinvolgendole emotivamente. Il pezzo è nato per caso nel processo di scrittura, era più un esercizio di stile: quando sperimento mi piace farlo parlando di cose che mi alleggeriscono, ed ho scelto proprio la musica. Parlo di lei come se fosse una donna per cui nutro grande rispetto e che cerco di proteggere da chi la usa per ricavarne meramente un profitto economico o sociale.

SD: Nell’outro ‘Punto Nemo’ dici “Una vita in prova, trova prima cosa cerchi prima di cercarlo”, ma a oggi cosa cerca Stamina e cosa cerca invece Luca?
S: In alcune determinate canzoni, io e il mio “personaggio” siamo la stessa identica cosa, e in ‘Punto Nemo’ è proprio così. E’ stata scritta in viaggio: dal finestrino della macchina guardavo l’ambiente, descrivendo il mondo come se fossi in un punto lontano, il più lontano, il Punto Nemo. Pensavo che tutti noi, alla fine, viviamo in una grande bolla di vetro: All’interno c’è il caos, i nostri problemi e dubbi, che non esponiamo al di fuori della bolla. Quello che cerchiamo di ottenere, a volte, non ci tocca davvero emotivamente, anche se spesso fingiamo il contrario. Tramite la mia musica ho sempre cercato, in primis, di conoscere me stesso. Abbiamo sempre meno tempo per imparare a capire davvero cosa vogliamo e, alla fine, finiamo per scegliere o tra quello che ci viene offerto, o tra quello che riteniamo più sicuro. Ho tenuto rinchiusi nel pc troppe tracce per troppi anni, proprio perchè mi sono dato tempo per capire cosa volessi. Luca e Stamina sono uguali e cercano nella musica una via d’uscita da ciò che prosciuga l’energia e una consapevolezza di sè e dell’ambiente in cui vivono.

Soldi Copertina-Stamina_Chiaro Records

SD: Nonostante ‘Stamina’ si presenti come un disco denso, pieno di spunti di riflessione e dalle diverse sfaccettature sonore, da quanto dici in ‘Troppo Per La Testa’ “hai chiuso due dischi dentro quattro mura senza farli uscire”, lasciando intendere che quindi tu abbia già un altro progetto pronto oltre a quello appena uscito: tra quanto credi potrà uscire e su cosa ti concentrerai nel frattempo? Ti andrebbe di spoilerare già ai nostri lettori qualcosa a riguardo?
S: ‘Stamina’ è un progetto che ha dato vita a tracce che ho scritto circa 1/2 anni fa, alcune più recenti di altre. In questo lasso di tempo ho continuato a lavorare a nuove demo e idee, fermandomi a volte solo per un paio di giorni. Abbiamo una selezione di pezzi che con i ragazzi di Chiaro Records e Music Business Italia andremo a scremare, dando continuità al progetto già uscito. Intanto stiamo portando avanti un progetto collettivo, chiamato “Malaffari”, composto da me, Velenox, Dudoje e da Malogrido, produttore e filo conduttore del progetto stesso. Stiamo mettendo mano su tracce rap molto crude, dense di denuncia e con uno stile molto americano, che amiamo tutti e 4. E’ una realtà nata dal non avere una scena di riferimento e non riconoscersi in quelle già esistenti. Abbiamo scelto di unirci per tutte le persone e artisti che non hanno luoghi in cui esprimersi. La cosa bella è che i nostri progetti personali hanno modo di migliorare proprio perchè si uniscono e si mescolano in un unico progetto, e nella musica come nella vita di tutti i giorni la condivisione e la collettività sono importantissime.

Foto Stamina_3

(Words by Diego Montorio x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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