SVELATA LA LINE UP FINALE DEL PUNK ROCK HOLIDAY 2.6
Il Punk Rock Holiday ormai è diventato da anni un’istituzione per l’estate di molti punk rockers sparsi per il mondo…
… pronti a divertirsi per una settimana nella natura di Tolmino e dintorni e ascoltare tanta bella musica. Certo, molti gruppi sono ciclici e bisogna prendere quelli che sono in tour in quel momento, ma non mancano mai le soprese e soprattutto gruppi che mancavano da anni. Sicuramente il nome di spicco è quello di The Suicide Machines, che infiammeranno il main stage della giornata warm up suonando per intero il loro classico ‘Destruction By Definition’, pietra miliare dello ska core mondiale. Tornano dopo una lunghissima assenza gli Hot Water Music e i Adolescents, che è sempre un piacere rivederli. Ma sono sempre le prime volte a sorprendere piacevolmente: ci saranno i Haywire, che si stanno facendo un nome grazie ai loro concerti infuocati con il loro ibrido di punk, hardcore e oi moderno. Ci saranno i Western Addiction, gruppo culto della Fat Wreck Chords con il loro punk hardcore californiano uscito direttamente dai primi anni ’80. E come spesso accade bisogna tenere d’occhio il palco del beach stage per altre magie: Horace Pinker, gruppo culto del pop punk anni ’90 (quello stile Lookout! insomma) che sono tornati da poco con lavori ottimi. Deez Nuts, dall’Australia con furore con il loro hardcore rap, davvero curioso di vederli sul palco piccolo. DeeCracks, con il loro ramonescore affinato alla perferzione. Teen Mortgage, duo venuto alla ribalta negli ultimi anni con un garage punk sporco e melodico. Senza dimenticare i nostrani Beerbong, alfieri dello skate punk al fulmicotone di fine anni ’90 primi ’00. Per il resto i soliti grandi nomi: Dropkick Murphys, Lagwagon, Satanic Surfers, Good Riddance, Less Than Jake, Terror e tanti altri che potete leggere nelle due locandine. Insomma, come ogni anno, LA settimana punk rock per eccellenza. Se volete leggere come è andata la scorsa edizione il capitolo a seguire è tutto per voi.
PUNK ROCK HOLIDAY 2.5 – RECAP FINALE
Per la prima volta in parecchi anni di presenza al Punk Rock Holiday ho sgarrato la rituale routine annuale arrivando il giorno del warm up anziché quello precedente. Il tutto perché ero a Londra a Wembley a cantare assieme ad altre 90.000 persone i pezzi degli Oasis, ma questa è un’altra storia e rischio pure di prendermi qualche insulto, ma tant’è. Dei gruppi del lunedì direi che i primi ad avere un impatto positivo sulle mie orecchie sono i Public Serpents, che si inseriscono in quel filone crack rocksteady di Choking Victim e Leftover Crack, ovvero ska punk con voce sgraziata e ritornelli melodici graffianti, davvero non male. Spostandosi sul palco principale i Chaser la portano a casa senza troppa fatica con il loro classico skate punk californiano, mentre la prima sorpresa sono i Save Ferris, gruppo ska core della terza ondata che ha tanto spopolato negli anni ’90 negli States. E non importa se la cantante Monique Powell sia l’unica rimasta della formazione originale perché è proprio la sua voce a rendere unico il sound del gruppo, io personalmente mi sono divertito parecchio anche perché mi hanno ricordato la mia tarda adolescenza e gli anni di napster. I Codefendants suonano forse la mia esibizione preferita di tutto il festival, quella che mi ha fatto rimanere col groppo in gola per tutta la sua durata. E chissenefrega se non c’era Fat Mike al basso, la vera magia è l’intreccio tra le voci del rapper Ceschi e Sam King dei Get Dead. Punk, rap, reggae, elettronica, sfuriate, pezzi vecchi e nuovi, un’esibizione perfetta. Un altro tuffo nel passato avviene con i headliner della serata, ovvero i Refused, gruppo seminale e fondamentale nel riscrivere le regole di un certo tipo di hardcore. Questo è il loro ultimo vero tour (apparentemente) prima dello scioglimento, la scaletta prende a piene mani da tutta la loro discografia, anche dai primissimi lavori prettamente hardcore. Un’esibizione tecnicamente perfetta ma che lascia quel retrogusto amaro che certi gruppi vanno visti nel loro momento e non 20 anni dopo. Ma almeno posso dire di averli visti almeno una volta. Martedì, primo giorno ufficiale e i miei primi apprezzamenti arrivano dal beach stage: Melonball sono ormai un’istituzione da queste parti (sia come band che come cocktail) con il loro skate punk con voce femminile, mentre la scena se la prendono i Iron Roses, che vedono alla voce Nathan dei Boysetsfire e mille altri progetti. Rispetto ai progetti passati questo è molto più easy listening, il gruppo sembra più un collettivo che promuove messaggi positivi attraverso un punk rock melodico di facile presa con molti singalong. Sicuramente un’esperienza da provare. Salendo al palco principale ritroviamo i Make War che hanno fatto l’upgrade di palco rispetto alla scorsa volta che erano da ste parti senza perdere la verve del loro punk rock graffiante e di denuncia. Prima volta invece per i canadesi Gob, gruppo esploso a fine anni ’90 e primi ’00 in quello che amo sempre descrivere come “american pie core” e che mai mi sarei aspettato di vedere sul palco del PRH, specialmente perché mai veramente esplosi in Europa. Prova onesta ed energica, se la portano tranquillamente a casa. Chi è di casa invece sono i Authority Zero, veterani della scena e del festival che con il loro punk rock melodico e il loro ska punk riescono sempre a mettere su uno show da paura. E arriviamo alla nota dolente di tutto il PRH, ovvero i Millencolin. Un gruppo che amo per quanto ha prodotto in studio, con album fondamentali per la mia crescita che mi tengo stretto al cuore, ma sembra che le volte che vengono a Tolmino, questa diventa la loro kryptonite. Si sperava (neanche tanto) in un’esibizione un pelo migliore di quella precedente, ma niente. Canzoni trucidate, barbaramente, c’era da aspettarselo ma un po’ ci speri sempre, e invece ne esci col cuore a pezzi. Vabbeh, tanto c’è il resto del festival. Il mercoledì però non offre granchè per i miei gusti. Al beach stage ci sono i Kennybal Smith, gruppo sloveno storico nell’ambito punk rock che sfoggia un’esibizione feroce nonostante siano piazzati in apertura e questo fa loro molto onore. Ci sono i Jawless con il loro hardcore senza troppi fronzoli e la grande presenza scenica della cantante Theresa. A chiudere i tedeschi Straightline con il loro skatepunk moderno suonato con rabbia e precisione, sempre un piacere vederli. Sul palco principale ci sono i Zeke, fedeli al loro punk rock al fulmicotone ma che poco c’azzeccano col festival, mentre gli Agnostic Front fanno la loro esibizione senza infamia e senza lode, gli anni migliori sono passati da moooolto tempo, per dirla in modo gentile. Zebrahead invece sono il gruppo perfetto per il PRH con il loro punk rock ibrido e un’esibizione votata al party più totale, se non altro fanno finire la giornata col botto. Il giovedì invece è probabilmente il giorno che aspettavo di più per tre gruppi. I primi due sono giù al beach stage: i Battery, gruppo hardcore da Washington D.C. che ha portato avanti la torcia dello youth crew per tutti gli anni ’90, riformati da qualche anno regalano un esibizione da groppo in gola con tanta energia e tanta positività e i primi a divertirsi sul palco sono proprio loro, e io mi accodo col cuore contento di aver visto un gruppo che non pensavo che avrei mai visto. Avrebbero dovuto concludere la giornata del beach stage ma per problemi di furgone hanno dovuto fare cambio con gli inglesi Rat Boy, arrivati all’ultimo momento. Freschi di un album bellissimo uscito su Hellcat Records e ancora frastornati dalla disavventura offrono comunque un’esibizione maiuscola con il loro ibrido di punk e ska dal sapore prettamente inglese, promossi a pieni voti. Salendo al palco principale un altro gruppo inglese che tour dopo tour si sta facendo il nome sempre più grosso, ovvero i Grade 2, un gruppo che ho visto più volte nelle situazioni più disparare e che ogni volta mostra una crescita e una capacità di tenere il palco da veterani. Dopo gli inizi street punk e oi! hanno evoluto il loro sound in un punk rock melodico e grintoso e la loro esibizione ne risente positivamente, mostrando un gruppo in piena forma, che regala anche qualche inedito che ha già il sapore di grande classico. E sono convinto che prenderanno il posto dei Rancid quando questi decideranno di appendere il chiodo al chiodo. Per i Madball vale lo stesso discorso dei Agnostic Front, anche se qui c’è più grinta e freschezza, anche se personalmente il meglio l’hanno già dato decadi fa. A chiudere Frank Turner And The Sleeping Souls: le mie energie sono andate, ma la loro no e offrono la solita prova positiva, soprattutto a livello di intrattenimento. Il venerdì è sempre una tragedia a livello di energie: ultimo giorno del festival, stanchezza, postumi, orecchie che chiedono pietà. Per quel che mi riguarda deve esserci davvero un nome che mi interessa per vivere attentamente la zona concerti e ahimè l’unico gruppo che mi interessa di questa giornata sono i Bodyjar, gruppo storico pop punk della scena australiana degli anni ’90, saliti alla ribalta anche per un pezzo su Tony Hawk Pro Skater 3, il gioco per eccellenza di ogni punk rocker cresciuto a fine anni ’90. Anche qui, esibizione da tuffo al cuore, con il gruppo che tiene ancora botta nonostante l’età e gli acciacchi, ne sono rimasto davvero colpito. Il mio ultimo approccio alla giornata concertistica è stato dettato dalla curiosità di vedermi qualche pezzo dei Turbonegro, ma non sono durato tantissimo, in fondo sono uno di quelli che “no Hank, no party”. Tempo di chiudere con il rituale karaoke suonato dai ragazzi dei Pigs Parlament per poi finire esanime su una sedia sdraio con un sorriso a contemplare una delle settimane più intense degli ultimi anni divisa tra Londra e Tolmino. In attesa della prossima edizione, da qui è tutto!!!
(Michael Simeon)


















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