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Salad Days Magazine | September 19, 2021

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BRETUS ‘MAGHARIA’

BRETUS ‘MAGHARIA’
Salad Days

Review Overview

7.5
7.5
7.5

Rating

BRETUS
‘Magharia’-CD
(Swamp)
7.5/10


Underground al meglio, operazione che trasuda passione e mi fa godere. CD a cura della Swamp Records. Quindi Oakland: avete letto da Luca dei Necrot cosa sta succedendo là, when it comes to nicchia e produzioni sotterranee. Cassetta a cura della Burning Coffin. Quindi Cile: la cosa si fa ancora più interessante. Vinile a cura dell’angolo più retto dei tre, parlo della nostrana Overdrive, un nome quasi “grosso”. Vi prego: soffermatevi nei siti della Swamp e della Burning Coffin! E’ un brulicare di grafiche pazzesche, un trionfo di attitudine e di disegni sgangherati, ma fottutamente veri (avete presente le prime grafiche dei Suicidal, piuttosto che i ‘Tales From The Crypt’?). All’interno di questo ben di Dio, la copertina di ‘Magharia’, a cura di Damiana Merante, è un ulteriore piacere: un gruppo di incappucciati e mascherati intorno ad un fuoco, una riunione di “Ghostface” che parlano delle proprie malefatte. I Bretus sono ormai un bel nome del doom nostrano nel mondo. Per chi non li conoscesse, utilizzo il termometro “punk vs metal”, con estremi St. Vitus da una parte e Trouble dall’altra. I Bretus, a mio umile parere, sono ampiamente in zona Trouble, senza (per fortuna) raggiungerne la tamarraggine: per chi come il sottoscritto non sopporta la voce di Eric Wagner, questa è un’ottima notizia. Zagarus non raggiunge le stesse pericolose frequenze, ma Zagurus canta molto “recitato”. Il mio MVP va a ‘Moonchild’s Scream’, il pezzo che parte e si sviluppa più dritto, più “cartella in faccia”. Menzione d’onore alla title track, il gran finale, che vedrei bene come colonna sonora di un corto horror. Qui i ragazzi aggiungono una terza dimensione alla materia doom, qui i ragazzi entrano a gamba tesa in territori prog. Da non sottovalutare, sottolineo una volta in più il “concept” dietro a ‘Magharia’, l’altro pezzo “cinematico” del lotto, secondo me solo all’apparenza trascurabile. Parlo di ‘Necropass’, un brano (direi) fatto di field recordings dell’acqua in una caverna: alzata per bene l’asticella della tensione e dell’evocazione, break dopo ‘Moonchild’s Scream’, e ripartenza con un titolo/un programma (vedi anche la foto di corredo): ‘Nuraghe’. Bello bello.
(fmazza1972)

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