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Salad Days Magazine | September 20, 2021

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DEAFHEAVEN ‘INFINITE GRANITE’

DEAFHEAVEN ‘INFINITE GRANITE’
Salad Days

Review Overview

7.5
7.5
7.5

Rating

DEAFHEAVEN
‘Infinite Granite’-LP
(Sargent House)
7.5/10


Tralasciando l’ironia del titolo letto all’italiana in una settimana di agosto che corre dritta verso il bollino rosso, i Deafheaven tornano fuori con quello che con molta probabilità sarà l’album più controverso della loro carriera. Non che sia una novità per loro visto che hanno dovuto convivere con critiche e haters fin dagli inizi, in quanto la loro miscela di black metal e shoegaze ha fatto spesso storcere il naso perché “troppo soft per essere veramente trve” arrivando a toccare vette hipster quando sono diventati i cocchi di Pitchfork all’uscita di ‘Sunbather’, alimentando ancora di più le fiamme dei haters. In barba a tutto e tutti sono andati avanti per la loro strada, smussando sempre di più il loro suono fino ad arrivare a questo nuovo lavoro. ‘Infinite Granite’ è il loro quinto album e probabilmente il più grande calcio in culo al loro passato: si, perché di black metal manco l’ombra, forse due/tre urlate di numero in tutte e 9 le canzoni che compongono questa uscita. Cosa rimane quindi del sound classico del gruppo? Probabilmente la componente shoegaze che qui viene arricchita da massicce dosi di dream pop e leggera psichedelia sfociando anche nei meandri del post rock. L’esecuzione rimane sempre sostenuta, ma questa miscela rappresenta una svolta decisa nel sound del gruppo. La prova vocale di George Clark ne è l’emblema: dolce, delicata, falsetti, strati di armonie, con l’urlato black metal relegato alle retrovie più buie, quasi nascosto in un cassetto. I due singoli apripista ‘Great Mass Of Color’ e ‘In Blur’ sono a tutti gli effetti una rappresentazione perfetta di quello che sarà il resto del album, con un vibe fortemente “pop” dovuto alla produzione di Justin Meldal-Johnsen (M83, Wolf Alice, Metric) che lo rende a tutti gli effetti perfetto per le orecchie non abituate a sonorità più estreme. Non proprio il trauma che hanno vissuto i fan degli Ulver, ma quasi. Per me che adoro gruppi come Slowdive, Cocteau Twins, Ride questo disco è una manna dal cielo e di sicuro mi fa trovare i Deafheaven più interessanti di quando la componente black metal era presenza fissa, e da qui il mio voto finale. Ora però non mi resta che tirare fuori il pop corn e aspettare di leggere le palate di m…. ehm odio che si prenderanno dai fans più intransigenti e ovviamente dagli haters di vecchia data. Game on!
(Michael Simeon)

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