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Salad Days Magazine | October 16, 2019

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Melvins ‘Pinkus Abortion Technician’

Melvins ‘Pinkus Abortion Technician’
Salad Days

Review Overview

9
9
9

Rating

MELVINS
‘Pinkus Abortion Technician’-CD
(Ipecac)
9/10


Nella storia della musica tutta, le band che sempre si sono poste, con naturale attitudine, al di  sopradi ogni genere o moda, sviando alle aride meccaniche delle label, sono poche. I Melvins sono una di queste. Con più di trenta album all’attivo, alla band di Seattle dell’hype del momento o dell’estrema consapevolezza di produrre un disco più o meno inutile alla loro carriera, non è mai importato granchè. Eccoci quindi al nuovo esperimento di King Buzzo e Dale Crover, che dopo l’estrosa decisione di mettere al basso un personaggio come Steve McDonald (già bassista dei Redd Kross), riuscendo a dare nuova vita e forma, tra pose glam e sound hard rock, chiamano all’appello il quarto e perfetto elemento: Jeff Pinkus (da qui il nome dell’album), bassista dei Butthole Surfers ed ora nuovo bassista dei Melvins. Pochi complessi hanno marchiato a fuoco la storia come i Butthole Surfers e aggiungerei che ancor meno gruppi possano essere considerati tra le colonne vertebrali della musica così come i Melvins. Dunque ricapitoliamo: abbiamo i Melvins, abbiamo i Butthole Surfers ed infine ci sono i Redd Kross. L’album si apre con l’evoluzione di quella che è una cover, ossia un medley tra ‘Stop’ dei James Gang e ‘Moving To Florida’ dei Butthole Surfers. ‘Stop Moving To Florida’ è il titolo del brano. Basterebbe questo per spiegare qualsiasi cosa si possa pensare a proposito di una band che con ironia riesce seriamente a comporre dei brani che sono la psicotica sublimazione dell’avanguardia rock’n’roll. Dopo tutti questi anni è ancora impossibile pensare ai Melvins come la copia di loro stessi. L’album continua con chitarre dai toni 60s come in ‘Embrace The Run’, per poi trasformarsi in una dissoluzione allucinogena in ‘Flamboyant Duck’, prendendo una forma ancora nuova, tra 70s hard rock e respiri grunge, nella traccia ‘Break Bread’. Continua l’album con la cover di ‘I Want To Hold Your Hand’ dei Beatles, trasformandola in un misto tra rockabilly ed heavy metal. Il disco si chiude con una cover dei Butthole Surfers, ‘Graveyard’, dell’album ‘Locus Abortion Technician’. Tutto sembra sfottere tutto. Dale Crover dice “We drank a lot of coffee and enjoyed each other’s company” ed il bello è che non c’è dubbio sia andata esattamente così. Quattro amiche che prendono il tè delle cinque e tirano fuori un disco che non conferma e non toglie nulla ad una band che ormai può permettersi di fare, dire e suonare ciò che vuole. Ma nonostante questo è innegabile come questo album sia un capolavoro di genialità dall’inizio alla fine. I Melvins dai riff lenti, marziali, oscuri e pesanti non torneranno mai più, forse, ed è giusto che sia così. Se un domani King Buzzo e Dale Crover decidessero di mettersi a suonare musica caraibica riuscirebbero a personalizzarla in maniera così impeccabile che nessuno potrebbe contraddire la scelta.
(Valentina Vagnoni)

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