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Salad Days Magazine | December 5, 2022

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Suma ‘The Order of Things’

Suma ‘The Order of Things’
Salad Days

Review Overview

8
8
8

Rating

SUMA
‘The Order of Things’-CD
(Argonauta)
8/10

C’è una differenza dicotomica tra lo sludge americano e quello scandinavo. In America il suono proviene dal terreno, brucia come l’Inferno ed è denso come il catrame. Nel Nord Europa lo sludge, il doom, con tutte le influenze ed i derivati annessi, proviene dal cosmo. E’ astrale e sembra avere altre coordinate spazio temporali. C’è qualcosa di profondamente mistico, spirituale ed intangibile. ‘The Order Of Things’ è il quarto album degli svedesi Suma. Le caratteristiche continuano ad essere quelle. C’è un’atmosfera rarefatta intorno all’intero album, nonostante le chitarre innalzino muri di suono, pronti a delineare i confini di una terra decisamente non umana. La voce è un lamento alieno ed in brani da 9 minuti come ‘RPA’, vengono inseriti synth che non fanno altro che sottolineare questa percezione di trascendenza. Inevitabile non allontanarsi dalla dimensione terrena. L’etichetta “sludge” è corretta: la violenza è costante, il sound è sempre così estremamente oscuro, ossessivo ed insano che non lascia respirare. Ma non basta per definire i SUMA, che sono atmosferici, rituali, psichedelici. Lo sludge della band svedese conduce in maniera diretta ad un misticismo cosmico che lascia pietrificati in contemplazione del buio. Il brano che segue ‘RPA’, ‘Being And Or Nothingess’, è uno stacco di quasi quattro minuti in cui suoni, voci, rumori campionati, atmosfere rarefatte ed ovattate, non fanno altro che diventare l’intro della quinta traccia ‘Education For Death’; brano di quasi 14 minuti che si apre con chitarre al limite della cantilena con un sottofondo fatto di urla strazianti. Il tutto diventa liquido e si fonde in una traccia che ontologicamente parlerebbe di Assoluto. Un’astrattismo demoniaco. Sempre più buio, sempre più spaventoso; 14 minuti dove ogni riff si ripete, opprimente, fino a diventare claustrofobico, ma alla fine la litania si chiude con un’orchestra che ha l’impressione di essere sacrale. L’ultimo pezzo ‘Disorder Of Things’ è esattamente il richiamo al Caos, il Caos del cosmo. Dove tutto ha il suo preciso posto ed ordine.
(Valentina Vagnoni)

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