CHAT PILE ‘WHO LOVES THE SUN’
Review Overview
10
10CHAT PILE
‘Who Loves The Sun’-LP
(The Flenser)
10/10
Quando a fine Luglio il caldo torrido qui in Sicilia ha avuto un’ulteriore impennata carica di umidità, ho cercato di mettere tutto offline: fotocamera, PC e, di conseguenza, report, recensioni e quant’altro. Se non che mi arriva una notifica su Gmail da Salad Days Magazine. Apro la mail e si tratta di recensire l’ultimo album dei Chat Pile. Ora, in questo caso — ed è proprio il caso di dirlo — i Chat Pile sono la migliore band del pianeta in questo momento, sicuramente la più vicina ad esprimere in modo umano il decadimento di questo secolo “usa e getta”. E allora giù di flusso e vai con la review: la miscela creata per ‘Who Loves The Sun’ sembra influenzata da altre band (Idles, Unsane, la new wave degli XTC?), ma viene ingoiata e risputata in modo da essere decostruita fino a farla diventare pura sostanza Chat Pile. Si resta sbigottiti nel sentire il malsano sapore della verità che aleggia tra le lotte di potere, il fangoso sprofondare nell’incerta e sofferente indifferenza collettiva di fronte a un mondo in decomposizione, lo stato di assuefazione da lavori alienanti e senza prospettive. ‘Who Loves The Sun’ è un’apocalisse paralizzante che ti colpisce al rallentatore, ti mortifica fino a dilaniarti. Il sound messo a fuoco rimane sempre aggressivo e pesantemente a muso duro, ma introduce un’evoluzione fondamentale: l’uso consapevole e magistrale della melodia. Sembrerà strano e inconciliabile, ma il risultato è incredibilmente e fottutamente cool! (Penso a ‘Shrine’, traccia numero cinque, dove elementi alt-rock, noise e malsano weird metal vengono sapientemente riorganizzati in qualcosa di unico, viscerale e spontaneamente violento. Una violenza che riguarda l’animo umano, ancora una volta intrappolato nell’apatia di schemi che soffocano la condizione umana). ‘Who Loves The Sun’ è un album molto organico che si arricchisce di molti particolari: dal beat trip-hop spettrale di ‘Same Rules’ a ‘October All The Time’, tra chitarre acustiche e un cantato sommesso; dagli incubi a occhi aperti con chitarre nervose che esplodono in ritornelli viscidi ma travolgenti come in ‘Deep Blue’, fino a brani come ‘Intruder’ e ‘Influence’, dove la collaborazione con Claire Hannah e Brittany Sawtelle delle Nightosphere eleva i ritornelli in armonie vocali ultraterrene. Infine, la foto di copertina sintetizza perfettamente la filosofia di ‘Who Loves The Sun’. Oklahoma City torna a essere un personaggio chiave dell’opera: “Sullo sfondo si erge la Devon Tower, un monolite di vetro ormai ampiamente vuoto situato ad Oklahoma City (dopo che la Devon Energy Company ha annunciato l’addio alla città). In primo piano siede l’involucro bruciato di una casa o di un negozio abbandonato. È la rappresentazione visiva perfetta dell’album: un monumento di monumentali promesse vuote che svetta indifferente, mentre il degrado di cui è responsabile finisce inevitabilmente per inghiottirlo.” Giudicare questo album significa rimettersi a una delle più calzanti e catartiche testimonianze musicali dei nostri tempi. Nonostante la visione cupa di un mondo diviso e moribondo, ‘Who Loves The Sun’ è un lavoro profondamente e disperatamente umano. Una battaglia contro la sofisticazione artificiale e il mal di vivere, capace però di trasformarsi in una grande forma d’arte.
(Giuseppe Picciotto)
14/08 – Col Du Lein, CH – Palp Festival
19/08 – Dublin, IRE – Button Factory *
22/08 – Bristol, UK – Arctangent Festival
* w/ Ragana
Ph. Ryan Lawson



















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