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Salad Days Magazine | April 12, 2024

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Circle ‘Terminal’

Circle ‘Terminal’
Salad Days

Review Overview

7
7.5
7.5

Rating

CIRCLE
‘Terminal’-CD
(Southern Lord)
7/10


Questa volta è la Southern Lord a produrre i Circle. Con più di trenta album all’attivo, dai primi anni novanta ad oggi, la band finnica è fautrice di un marchio a fuoco scandinavo da cui nuove band come Oranssi Pazuzu o Dark Buddha Rising prendono ispirazione. Il marchio di un’attitudine più che di un sound: quella della sperimentazione. Il sound dei Circle è sempre stato incatalogabile e sempre lo sarà. Questo è quello che si intende, o almeno si dovrebbe, quando si parla di sperimentazione; la fusione di sound dalla psichedelia, al krautrock, dal post-hardcore al noise rock, dal black metal al grunge. ‘Terminal’ è un album che in quanto a ricerca del suono potrebbe essere contemporaneo come non, nonostante ci siano elementi stilistici che riportano inevitabilmente ad un’epoca che per sua natura è stata crossover, nel senso letterale del termine; un’accavallamento di generi che ha dato vita ad un’era musicale indimenticabile. Il disco si apre con la traccia ‘Rakkautta Al Dente’, un brano di quasi tredici minuti, di cui i primi quattro potrebbero spiegare l’intero disco: un intro dai toni psichedelici accompagnato da un cantato black che si trasforma in una sorta di avant-rock dalle chitarre heavy. Tutto questo si evolve, nei restanti minuti, in una lisergia a cavallo tra lo space ed il post-rock. Il secondo brano omonimo è un voluto omaggio agli Stooges, intonando il riff di “I Wanna Be Your Dog”, che anche sta volta si trasforma in qualcos’altro, per poi tornare compulsivamente come una sorta di stacchetto musicale. L’album continua a ritroso nel passato con un brano ‘Saxo’, a metà tra i Polvo di Today’s Active Lifestyles e gli Amon Düül II. ‘Terminal’ è una fusione perfetta di brani avant-rock, jazz, psichedelici, kraut, come si i Faust si fossero uniti a dei King Crimson versione heavy. Infine, come se tutta la sperimentazione degli anni settanta non fosse abbastanza, i brani di chiusura ‘Kill City’ e ‘Sick Child’ incalzano con tappeti noise rock e riff proto-punk alla Stooges maniera. Non basterebbero tutti i riferimenti musicali del mondo per descrivere i Circle, un pilastro musicale che ha fatto e continuerà a far scuola finché non deciderà di smettere di insegnare l’arte della sperimentazione, della fusione, della manipolazione, concetto ben lontano da quello di patchwork.
(Valentina Vagnoni)

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