DISFEAR ‘THE LAST NAIL’
Review Overview
8
8DISFEAR
‘The Last Nail’-LP
(Relapse)
8/10
Disfear, ultimo atto. È difficile parlare di questo album nei toni di una semplice recensione: quest’album travalica la semplice dimensione di uscita discografica. ‘The Last Nail’, il nuovo e conclusivo capitolo dei Disfear, appartiene senza ombra di dubbio a questa categoria. Concepito in un arco temporale di 14 anni e registrato negli ultimi tre, il disco si presenta come un trionfo di rabbia, lucidità e resilienza di fronte al dolore e al lutto. Sì, lutto: la storia dei Disfear è flagellata dal lutto e dalla perdita. Dopo la scomparsa di Henrik all’indomani del capolavoro ‘Live The Storm’ (2008), la morte prematura del leggendario frontman Tomas Lindberg (voce iconica anche degli At The Gates) e del batterista Marcus Andersson trasforma ‘The Last Nail’ nell’ultimo testamento artistico di due pilastri del punk e del metal estremo internazionale. I Disfear hanno dato tanto alla musica estrema e soprattutto al d-beat, di cui sono stati fieri paladini. L’aneddoto sulle sessioni di registrazione al Welfare Sounds di Göteborg nel 2023 restituisce la grandezza di Lindberg: presentatosi per poche modifiche ai demo, travolto dall’ispirazione ha riregistrato da cima a fondo le parti vocali di tutti e gli 8 brani, inconsapevole che di lì a poco avrebbe affrontato la malattia. Chi ha a cuore la musica dei Disfear capisce bene come cose del genere superino ed elevino lo stesso status quo di come la band ha vissuto in tutti questi anni. Musicalmente ‘The Last Nail’ si presenta come il solito vortice di rock ‘n’ roll apocalittico a base d-beat. L’apertura (‘A Circle Of Disease’ / ‘Early Graves’) è un devastante “uno-due” a ritmi serrati, dove la batteria d-beat di Andersson e le chitarre sferzanti supportano i testi profetici e disillusi di Lindberg sulla decadenza della società moderna. Il finale dell’album è invece affidato alla title track (The Last Nail In The Last Coffin’ On Earth), una critica spietata al consumismo e all’alienazione umana che trasforma l’ultimo urlo di Lindberg in un vero e proprio epitaffio generazionale. Lacrime. A coronare ‘The Last Nail’ come lavoro definitivo e iconico è anche uno sforzo di produzione superlativo, che bilancia l’irruenza d-beat con uno stile moderno e definito. ‘The Last Nail’ è fuoco incandescente, impavido e necessario, che rende omaggio nel migliore dei modi a Henrik, Lindberg e Andersson.
(Giuseppe Picciotto)
















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