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Sehnsucht – ‘Il Tempio Di Un Ego Assassino’ prende forma.
A rompere il silenzio sono i Sehnsucht, padroni di casa e freschi di pubblicazione del loro album ‘Il Tempio Di Un Ego Assassino’. Live, i brani prendono una consistenza diversa: più soffocante nei passaggi lenti, più esplosiva quando la tensione cresce. Tra i brani, uno si impone più degli altri: ‘Martire Del Vuoto’. Dal vivo è un rituale. Lento quanto basta per strangolarti, feroce abbastanza da cancellare ogni equilibrio. Il nuovo materiale deel disco, live diventa più ruvido, più ostile, più reale. Il pubblico lo capisce e risponde senza esitazioni: nessuno osserva, tutti subiscono.
Ekbom – La matematica dell’abisso.
Proseguono gli Ekbom che entrano cambiando il clima: dall’oscurità al taglio netto del grind. Il loro mathgrind è una geometria impazzita, un disegno che crolla e si ricompone alla velocità di un impulso nervoso. In ‘Baratro D’Ovatta’ c’è tutto: la discesa, l’urto, la morbidezza che inganna, un eco che rimbalza sulle pareti come un pensiero ricorrente che non sai se temere o seguire. La sala diventa un organismo che pulsa a scatti, come se ognuno stesse cercando di tenersi in piedi durante un terremoto interiore. Gli Ekbom suonano come una macchina impazzita che però sa esattamente dove andare, e la sala li segue senza esitazioni.
Crossed – ‘Realismo Ausente’ come finale d’impatto.
A chiudere la serata, i Crossed da Madrid, arrivati a Catania per presentare dal vivo ‘Realismo Ausente’. Se il disco è una dichiarazione di identità – cruda, moderna, tagliente – il live ne è la traduzione muscolare. La band spinge forte fin dal primo pezzo, alternando sezioni post hardcore pesante a fasi più atmosferiche ed emotive. Il brano ‘Sentirse Solo’ è il momento più fisico e partecipato: riff taglienti, batteria serrata, linea vocale incisiva. È una chiusura che non lascia spazio alla distrazione: un set compatto, sudato, che rende piena giustizia all’album. La Palestra Lupo si conferma uno spazio che non è soltanto un luogo fisico, ma un ecosistema dove le scene si incontrano e si riconoscono. Tre band diverse, tre modi di intendere il DIY, un’unica serata vissuta, necessaria. Quello del 15 novembre non è stato solo un concerto: è stato un piccolo frammento di ciò che tiene vive le sottoculture quando tutto il resto fuori sembra spegnersi. Non c’è morale, non c’è romanticheria. Solo una serata che ha dimostrato, ancora una volta, che certe cose non si organizzano: accadono. E quando accadono così, fanno male nel modo giusto. A seguire, l’intervista a Miguel, voce e chitarra dei Crossed, per raccontare il disco ‘Realismo Ausente’ e l’esperienza della band.
SD: Ciao ragazzi e benvenuti per la prima volta a Catania. I Crossed sono spesso associati alla dimensione underground, simile a quella in cui vi esibirete stasera. Come definireste questo ambiente e cosa significa per voi far parte della scena underground locale e internazionale?
C: Per noi l’underground è tutto: ci siamo cresciuti, sia come band che come individui. Ne abbiamo assorbito la filosofia e siamo stati influenzati dai concerti a cui abbiamo partecipato, organizzati da persone come voi e come noi. È un vero piacere poter portare la nostra musica fuori dal nostro Paese e condividerla con realtà affini che si impegnano tanto quanto noi, se non di più, affinché ci siano proposte culturali che funzionino e che, soprattutto, la gente sostenga e si senta parte di qualcosa di così bello.
SD: Negli ultimi anni avete costruito un legame molto forte con il pubblico italiano. C’è un ricordo, un concerto o un episodio dei vostri tour qui che vi portate ancora addosso?
C: La verità è che abbiamo un legame speciale con l’Italia. Uno dei concerti che ricordiamo con più affetto è quello a Milano del 2023, durante il tour europeo con i nostri amici Viboras. Anche l’ultimo live a Catania è stato fantastico: ci avete accolti da dio e il pubblico è stato incredibile. Ci ha particolarmente colpito e motivato vedere così tanti giovani sotto al palco — è una cosa che dà sempre molta speranza.
SD: Il 2025 è stato l’anno di ‘Realismo Ausente’, un disco profondamente emotivo e più cupo rispetto al precedente ‘Morir’, valorizzato sicuramente dalla produzione americana di Jack Shirley (Deafheaven, Oathbreaker, Whirr). Come si è evoluto il vostro sound negli anni? E quali elementi hanno avuto un ruolo decisivo nello sviluppo dell’atmosfera del full lenght?
C: Per quest’ultimo disco avevamo le idee più chiare su come avremmo voluto che suonasse. Abbiamo sperimentato poco in studio, tranne che con la nostra strumentazione, e credo che questo si percepisca. È un qualcosa di più diretto e conciso, che non lascia tanto spazio all’improvvisazione. Credo anche che, in qualche modo, il suono sia diventato più duro, abbiamo meno paura di provare cose diverse e di giocare con generi differenti. Penso che la chiave di tutto sia il fatto che ci sentiamo più liberi e più sicuri di ciò che vogliamo fare. All’inizio forse era più un “proviamo questo per vedere se funziona o se ci sta bene”, ora invece quella fase è superata e sappiamo com’è il “suono Crossed”, anche se ovviamente non smetteremo mai di sperimentare.
SD: Avete mai pensato alla possibilità di introdurre e utilizzare nuovi strumenti musicali nei vostri brani? Se sì, quali vorreste provare?
C: Adoriamo i gruppi di genere post-punk, industrial, elettronica… e l’uso di sintetizzatori e tastiere ci ha sempre affascinato. Fin dall’EP ‘Vida Quieta’ stiamo sperimentando con questo tipo di strumenti. In ‘Realismo Ausente’, volevamo chiaramente che il brano ‘Carne Atravesada’ fosse in questo stile, e sicuramente continueremo ad aggiungere elementi di questo genere. Forse in futuro inseriremo strumenti più analogici, chi lo sa. Credo che uscire dalla propria zona di comfort dia sempre una certa freschezza a un’opera artistica, in qualunque stile essa sia.
SD: Rinunciare a suonare sul grande palco del Resurrection Fest 2025, un’occasione unica per suonare dal vivo il nuovo disco, è stata una scelta significativa. Cosa vi ha spinto a prenderla e qual è l’importanza, per voi, di restare fedeli ai vostri valori come band?
C: Non è stata una decisione facile. Le nostre vite sono piene di contraddizioni come quelle di chiunque altro e non è nostra intenzione sentirci migliori o superiori a nessuno. Sicuramente tale decisione ha rappresentato un punto di svolta per la band in termini di considerazioni e riflessioni necessarie prima di esibirci in qualsiasi luogo, al fine di garantire che, per quanto possibile, esso sia in linea con i nostri valori e ci rappresenti. In quel momento abbiamo ritenuto che partecipare al festival non fosse né corretto né appropriato, dato il contesto e le informazioni di cui eravamo a conoscenza.
SD: Siamo quasi alla fine dell’anno: che bilancio fate dell’accoglienza ricevuta da ‘Realismo Ausente’? C’è qualcosa che vi ha sorpreso nella risposta del pubblico o della scena?
C: Secondo noi il disco ha funzionato davvero bene. Appena è uscito siamo partiti in tour e ha fatto il tutto esaurito sia durante il tour che alla presentazione dell’album. La gente ci ha regalato delle belle parole e dei buoni feedback, sinceramente, non potremmo essere più soddisfatti del risultato.
SD: Quali sono i vostri progetti per il prossimo anno, tra nuovi brani, tour o collaborazioni?
C: Stiamo attraversando un momento di cambiamento per la band, dato che è appena entrato Eder alla batteria. Con lui vogliamo registrare il prima possibile e comporre senza sosta, senza fermare la macchina. Abbiamo un paio di concerti in programma e pensiamo di fare un tour quest’anno, ma per ora sono solo progetti su cui stiamo lavorando e speriamo che tutto vada per il meglio. Grazie mille per l’intervista, per il sostegno, per l’aiuto e l’affetto che abbiamo ricevuto a Catania, è stato incredibile.
(Txt Federica Sapuppo & Pics Giuseppe Picciotto x Salad Days Mag – All Rights Reserved)
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