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Salad Days Magazine | June 25, 2024

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My Grande Finale ‘Ocean Heart’

My Grande Finale ‘Ocean Heart’
Salad Days

Review Overview

6.5
6.5
6.5

Rating

MY GRANDE FINALE
‘Ocean Heart’-EP
(Argonauta Records)
6.5/10


My Grande Finale é una one-man-band finlandese, fondata da Markus Grönfors, che ha attualmente all’attivo un unico EP uscito ad aprile 2013 e intitolato ‘Ocean heart’ (Argonauta Records). Le sonorità sono, ovviamente, quelle tipiche del post-rock -con quel che di shoegaze- a cui ci hanno abituato gruppi ben più affermati come God Is An Astronaut, Pelican, Year Of No light, Alcest e, perché no, gli italiani Klimt 1918. L’EP – solo strumentale – si compone di cinque tracce, dura circa mezz’ora e si lascia ascoltare senza difficoltà: si muove piuttosto agevolmente all’interno del sound, presenta una registrazione non impeccabile ma comunque di buon livello, i pezzi scorrono bene e, sebbene non ci sia una gran dinamicità nella struttura dei brani, non si cade nella banalità di un genere che, nell’ultimo decennio, ha visto moltiplicarsi il numero di band – spesso a scapito della qualità e dell’inventiva. L’opening, ‘Ocean Heart’, vede intrecciarsi due linee di chitarra sulle cui note si aggiungono batteria, basso e tastiera; il reverb e il delay la fanno da padrona e creano un’atmosfera lenta e rilassata. Successivamente ‘They’ll Come’ vira verso sonorità decisamente più dure, dando vita ad un buon contrasto rispetto al precedente. Qui chitarre distorte, qualche pecca a livello di registrazione, bassi stridenti assieme a tastiere e synth, si sviluppano su un solido tappeto di batteria. ‘Moscow River Cruises’ ci riporta al sound iniziale mostrando il lato più propriamente ambient della band. Il brano si aggancia con un arpeggio di chitarra alla track successiva, ‘Long Road No Home’ la quale, dopo un intro “flangerato”, vede ritornare le distorsioni e il synth. ‘For Salvation’, infine, è il brano più lungo dell’EP e sicuramente poteva essere più corto non essendoci un vero e proprio sviluppo strutturale della track. Ancora una volta troviamo l’intreccio tra gli arpeggi delle due chitarre che poi lasciano spazio a batteria e basso; immancabili i feedback, insistenti, fin quasi a coprire gli altri strumenti – senza comunque dar fastidio ad un orecchio allenato a queste sonorità. In definitiva, gli amanti del genere apprezzeranno questo ep che, nonostante presenti qualche sbavatura, rimane comunque di buon livello considerando il lavoro fatto dal solo Markus ed è sicuramente un buon punto di partenza per il futuro.
(Daniele Mu)

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