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Salad Days Magazine | July 25, 2024

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Plattenbau + A Place To Bury Strangers @ Legend Club 27/03/2022, Milano

Plattenbau + A Place To Bury Strangers @ Legend Club 27/03/2022, Milano
Salad Days

Concerto “rassicurante” al Legend, domenica sera.

Arrivo che il locale è piacevolmente pieno: età media come me, “generazione X”, e quindi tante mascherine FFP2 che mi fanno pensare a quanto siamo vecchi. Mi becco parte del set di supporto: i Plattenbau. Dicevo: “rassicurante”. Cosa ci si aspetta da un trio di Berlino che si chiama come le enormi costruzioni in cemento armato tipiche dell’architettura della ex DDR? Non certo del funky. Mezz’ora di gelida new wave che non mi gasa (de gustibus). L’effetto è quello delle (solo) patatine all’aperitivo: “buone, ma mi si è aperto lo stomaco”. “Rassicurante”. Il piatto forte questa sera è bello pesante, quindi sono tranquillo: sono sicuro che mi riempirò di rumore come il tipo dei Monty Phyton che esplode. Il collettivo noise newyorkese è passato, con la rapidità di un pezzo dei Negative Approach, da “miglior esordio” dai tempi dei Jesus And Mary Chain, a votacci poco generosi. Il collettivo noise newyorkese fa parte di quelli “bravi, ma che non si impegnano”: puniti per il fatto che si ripetono senza troppi sbatti nella loro formula “wall of sound”. Ma il senso di questa sera è ben riassunto nelle ultime righe della rece, appunto negativa, del loro ‘Pinned’:

“…It will probably always be fun to see this band live, just as it’s always fun to see a great character actor put on a show even when there’s no plot and no dialogue to speak of…”.

Tutto vero. Anzi, molto meglio. In questo clima di regole/scarico responsabilità/salutismo, mi ha fatto molto strano non vedere all’ingresso del Legend quei cartelli dove si sconsiglia la visione a chi è debole di cuore. Con le prime note parte un tappeto di strobo che rende impossibile fare una foto per almeno un quarto d’ora (dei geni, hanno inventato l’uovo di Colombo!). Ogni tanto ci danno tregua, yes. Ma questa sera “tregua” vuol dire “buio”. Vuol dire “fumo”. Sagome che si muovono. No riferimenti. Caos. Sul suono degli APTBS potete leggere ovunque. Ne darò un’altra lettura. Oliver Ackermann mi fa venire in mente Matt Pike. Chiaro. Stiamo parlando di due modi, anzi, di due mondi completamente diversi. Ma se ci pensate il risultato è lo stesso. Quella chitarra. Quel suono. Quella botta. On top. Non manca il momento “Lighting Bolt”, con i tre che jammano, in mezzo al pubblico stordito, un acidissimo pezzo (quasi) dance. E non manca il finale tribal, con Sandra Fedowitz che trionfa al centro del palco dopo una decina di minuti di martello che neanche i Tambours du Bronx! “Rassicurante”. Complimento.
(fmazza1972)

pl

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