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Salad Days Magazine | June 24, 2024

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Sinclear interview

Sinclear interview
Salad Days

Da anni ormai presenti nella scena punk-rock nazionale, i novaresi Sinclear si sono tolti diverse soddisfazioni arrivando a farsi conoscere anche in terra estera. Con l’uscita del nuovo disco li abbiamo incontrati.

SD: Come avrete notato leggendo (o almeno ci spero) la mia recensione, all’interno del testo ho citato il punk-rock e l’hardcore made in Italy anni’80. Quanto e chi vi ha influenzato maggiormente di quell’epoca?
S: Negli anni‘80 andavamo tutti alle elementari, ovviamente quello che abbiamo sentito di quell’epoca ci è arrivato in differita di un decennio, personalmente non posso non citare i Negazione, ma parlare di influenza forse mi sembra eccessivo.

SD: Il vostro nuovo disco l’ho trovato molto differente rispetto al suo predecessore, dai contenuti alla produzione in studio, decisamente curata. Cosa ha portato a questa svolta, sempre che di essa si possa parlare e sempre che voi percepiate ciò ovviamente?
S: Ecco, più che parlare di svolta la nostra intenzione era la ricerca di una progressione. Quando abbiamo cominciato a pensare questo disco avevamo già idea di cosa non volevamo rifare, cosa cambiare e cosa migliorare. Siamo persone semplici ma ci annoiamo molto velocemente e questo, oltre alla mia naturale tendenza all’insoddisfazione, fa sì che sia proprio la costante ricerca di una progressione ad alimentare il nostro impegno per la band.

SD: Possiamo dire che dopo molti anni di carriera avete trovato una sorta di quadratura perfetta sia in fase di songwriting che di mood all’interno della band?
S: Forse possiamo dirlo. Ti ricordo “la mia naturale tendenza all’insoddisfazione”. Mi spiego: se è vero che gli anni di frequentazione ci hanno regalato maggiore confidenza e conoscenza delle nostre attitudini e che ognuno di noi ormai sa quali sono le aspettative degli altri, quando scriviamo una canzone non possiamo non considerare – scusa se insisto – l’esigenza di creare qualcosa che evidenzi un miglioramento. Se sono riuscito a spiegarmi in questo senso non possiamo parlare di “quadrature perfette”.

SD: I testi come sempre sono il vostro forte, taglienti e dall’ironia velata. Quali sono i temi caldi del nuovo disco e di quale in particolare andate parecchio fieri?
S: Intanto ti ringrazio di averli letti, non è una cosa da tutti. Com è nostra abitudine in ogni canzone abbiamo cercato di raccontare storie ispirate ad esperienze reali, dall’ amicizia alla droga, dalla musica alla religione. Il tema di fondo che le unisce è la necessità di evolversi da ciò che siamo per assomigliare a chi invece vorremmo essere. Penso a ‘Nothing To Me’ che parla proprio di riconsiderare sé stessi scostandoci dai giudizi che ci affibbiano le persone e che finiscono di fatto per influenzarci.

SD: Il fatto di aver scelto un produttore statunitense a cosa è dovuto? Alla mancanza di nomi validi in Italia o cos’altro?
S: Per la precisione non si è trattato di un vero rapporto di produzione: la scelta di affidare il mastering ad uno studio statunitense e confrontarsi con Jason Livermore è dettato dal fatto che – sembra impossibile ma è così – il rapporto qualità prezzo era nettamente favorevole. Detta facile: se devo spendere pochissimo di più e lavorare con uno studio che produce alcuni dei più grandi gruppi (del settore) a livello mondiale, hey, lo faccio. Il mixaggio vero e proprio è stato fatto qui in Italia al Sonichome studio con Diego Cattaneo.

SD: Dopo il boom anni ’90 esiste ancora una scena punk-rock in Italia?
S: Io credo che qui in Italia la scena punk-rock abbia subito il naturale accantonamento previsto per tutto quello che nasce come una moda. Parlare di boom in effetti sta proprio ad evidenziare il fenomeno per il quale qualcosa che esisteva già underground, improvvisamente, per un periodo più o meno lungo, si impone all’attenzione di tutti. Ad oggi in Italia, quello che è rimasto sono i dischi (sempre più fiacchi) e le serate (sempre più rade) di alcune grandi band nate in quegli anni e che continuano a godere di grande considerazione e a fare da traino per tutto il movimento. Per rispondere alla tua domanda quindi io credo che sì, la scena punk-rock in Italia esiste, invecchiata di quindici anni.

SD: Visto il taglio internazionale del disco, quanto vi va stretto essere italiani?
S: In effetti, anche per i motivi cui abbiamo accennato sopra, il disco è rivolto molto più all’estero. La sensazione che se fossi nato in un altro posto in un’altra epoca sarei stato più “nel mio” mi ha sempre affascinato, ma ad essere sinceri non mi sta stretto essere italiano. Non poter vivere tutta la nostra giornata per la band, questo ci sta stretto. Adesso con un investimento contenuto e poche ore puoi girare per mezza Europa, in definitiva ci sta stretto il tempo più che il posto.

SD: L’esperienza acquisita in questi anni cosa vi ha insegnato sul fronte discografico?
S: Ci ha insegnato che se vuoi far sentire il tuo disco a 10 persone devi mandarlo a 1000. Ci ha insegnato che le cose buone ti arrivano se ci provi e le sai aspettare. Che per cominciare qualcosa devi avere bene in mente dove vuoi arrivare. Se dici…guarda, posso continuare con ste frasi da mastro Geppeto per ore! Che ti devi fidare dei ragazzi della band…tiè che te ne ho sparata un’altra…dai scherzavo, all’inizio ero serio.

SD: E sul fronte live?
S: Ad adattarci a qualsiasi situazione di pubblico e di location. Senza fare troppo i saputi: ne abbiamo viste davvero di ogni.

SD: Parlando di live, negli anni vi siete mossi un po’ ovunque, quali show vi rimarranno impressi nelle menti e perché?
S: Nelle menti rimarranno tutti i live. Se dovessi sceglierne qualcuno direi la sera che abbiamo aperto per le PornoRiviste, nel 2007, alle nove c’erano centinaia di ragazzi in coda e credo rimanga la performance dei Sinclear con più pubblico. Il Groezrock 2011 la prima volta su un palcoscenico internazionale, centinaia di ragazzi da tutta Europa. Anche l’anno scorso a Minsk, c’è anche un video a riguardo. Inoltre superare la frontiera bielorussa è a tutt’oggi la cosa più difficile che ho fatto da quando sono nato.

SD: Quanto è difficile suonare oggigiorno in Italia?
S: Dunque, suonare in Italia è facile come suonare in qualsiasi posto, il problema è se vuoi trovare lo spazio per farlo davanti ad altra gente. Questo è abbastanza difficile. Se non conosci il personaggio che si occupa della programmazione dei locali o qualcuno che ti introduce è dura. Ti spiego l’ iter standard. La persona che si occupa della programmazione dei locali in genere è una persona diffidente per natura. Vuole che gli mandi la mail, poi che gli porti il CD, perché la mail non la legge, poi che gli mandi il link di youtube (che tanto la mail non la legge), poi vuole sapere se viene gente, poi vuole che lo richiami tra qualche giorno, poi dice che al telefono non risponde: devi mandare la mail…finché dopo circa 1 mese scopri la verità che ti gela il sangue: la programmazione “è piena fino a” oppure il tuo genere non gli interessa. In effetti trovare spazio è una cosa molto complicata (fratello stiamo parlando di quando ti rispondono, perchè di solito non ti rispondono nemmeno come se gli stessi proponendo una rapina in banca / ndr)

SD: DIY o booking agency? Quale delle due fasce si addice di più ai Sinclear?
S: Noi siamo abituati a fare da soli, è successo un paio di volte di affidarci ad una booking agency, la prima volta per altro degli autentici ladri. A parte quell’esperienza bizzarra ci siamo trovati bene con le agenzie ma forse, ora che ci penso, le cose migliori ci sono successe quando abbiamo fatto tutto da soli.

SD: Arrivate da Novara, band che in fatto di musica tira fuori spesso esempi di classe, quali band della zona ci consigliereste?
S: Metà della band arriva da Milano, ma effettivamente il nucleo storico è di Novara. Ci sono buoni gruppi che ogni tanto abbiamo incrociato in qualche live, suggerirtene alcuni mi sembrerebbe una presa di posizione troppo personale.

SD: E in generale, quali nomi vi aggradano oggigiorno?
S: Ognuno di noi a dei gusti particolari, andiamo dai Rise Against ai Less Than Jake ai Rancid ai Guns N’ Roses, NoFx…il solito listone più o meno chilometrico.

SD: Cosa state ascoltando in questo periodo?
S: Ultimamente sto ascoltando gli A Day To Remember, anche se mi sono piaciuti più i dischi di qualche anno fa. Anche gli Hardcore Superstar li ho in forte considerazione in questo periodo.

SD: Un saluto ai lettori di Salad Days Mag?
S: Lettore di Salad Days Mag, godiforte @ chef Sinclear!

www.sinclear.org
http://sinclear.bandcamp.com/

(Txt by Arturo lopez x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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