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Salad Days Magazine | June 17, 2024

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Black Coffee @ Magazzini Generali, Milano – recap

Black Coffee @ Magazzini Generali, Milano – recap
Salad Days

Come dicevano i fratelli chimici: ‘It Began In Africa’. Lo so, incipit banale, sorry about that. Ma non credo che saremo in tanti a scrivere del live di Black Coffee.

Intendiamoci: non che non ci fosse gente venerdì ai Magazzini, anzi! E’ che nel 2022, post pandemia, siamo rimasti in pochi a scrivere di concerti “tout court”. Figuriamoci a perdere del tempo per un – chiamiamolo – dj set. E la cosa mi fa impazzire: Black Coffee è un “Grammy Award” winner, mica uno “Zio Tonio” qualunque. E cazzo: per quel che mi riguarda Black Coffee “vale” più di un qualsiasi Eurovision winner, o mi sbaglio? Mi sto perdendo: ‘It Began In Africa’. Questa sera è stata un po’ come andare a comprare i dischi di seconda mano chesso’ a Camden Town, a Londra, invece che al solito (mitico) Metropolis. Chi, come me, fa digging capisce cosa sto dicendo. Nei negozi italiani ci sono, bene o male, le stesse cose che girano. Vivendo in una desolante periferia (nella musica sicuramente… ma possiamo estendere il discorso anche alla cultura in generale) siamo soggetti, anche i più attenti, agli stessi ascolti, alle stesse mode. C’è stato il momento punk? Ecco arrivare un botto di CD e/o qualche vinile dei “minori”, le robe per completisti. Cosa cambia tra un negozio ed un altro? Spesso solo il prezzo. Quella cosa tipo “wow, guarda cosa ho trovato”, per me, oramai, esiste solo fuori dai nostri confini. Ascolti diversi. Mode diverse. Dischi diversi. Quindi scoperte: “wow, guarda cosa ho trovato!”. Arrivo ai Magazzini prima delle due, ed è subito: “wow, guarda cosa ho trovato!”. Ameme (@amemedj) è nella ultima mezz’ora del suo set. ‘It Began In Africa’. Niente di più semplice per descrivere la sua proposta. Percussioni “applicate” all’elettronica. Roba che c’è già il delirio. Roba che inizio a pensare ancora meglio, ancora di più, di Black Coffee: devi essere un super figo per farti supportare da gente con un tiro ed un’energia del genere! “Cambio palco” (dobbiamo abituarci a SCRIVERE di live set di musica elettronica; non dobbiamo avere paura di USARE parole o immagini del rock… cazzo). E’ il momento dell’headliner. “Wow, guarda cosa ho trovato!”. Black Coffee è meno “pulsante” di Ameme, pochi cazzi. Meno travolgente. Ci sta. Ad occhio ci sono almeno 20 anni tra Black Coffee e Ameme. Il fattore ‘It Began In Africa’ è ben presente, intendiamoci, ma è “imbastardito” da almeno 20 anni di “ho visto il mondo”, ivi compreso di “ho conosciuto” gente come Kendrick Lamar, Pharrell, cazzo persino David Guetta. “Wow, guarda cosa ho trovato!”. La forza di Black Coffee è che “imbastardito” vuol dire “MEGLIO”. “Imbastardito” vuol dire “ARRICCHITO”. Ne abbiamo parlato tante volte: quando l’underground diventa mainstream il rischio de “come è invecchiato (male)” è dietro l’angolo. E’ reale. Non questa sera. Non con Black Coffee. “WOW, GUARDA COSA HO TROVATO!”.
(fmazza1972)

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