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Salad Days Magazine | January 14, 2026

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Flasyd (NY) interview @ Catania Tattoo Convention

Flasyd (NY) interview @ Catania Tattoo Convention
Salad Days

Abbiamo incontrato i Flasyd nell’ambito della settima edizione della Catania Tattoo Convention, la band newyorchese l’abbiamo trovata un po’ rimaneggiata, un po’ sgangherata e un po’ improvvisata ma disponibili e molto interessanti ma soprattutto punk!

Il loro brano ‘Brain Pain’ è stato inserito nel film indie neo-noir ’27′ di Abigail Kollek, girato nell’East Village di New York nonché in previsione un documentario girato da Olivia Von Hesseche, che segue la band attraverso le loro vite e la loro musica nella scena americana. 2 minutes to midnight, actually 2 minutes con la cantante delle Flasyd gruppo newyorkese rimaneggiato e più che raffazzonato: batterista diciottenne di Taranto, bassplayer che non s’è capito se era un roadie e chitarrista unica altra femmina, oltre “the voice” qui con noi. Sai com’è, con un tour già organizzato che fai, resti a casa come quelli di “sit home and rot”, anche loro della grande mela (ndr-Murphy’s Law)?

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SD: Come si è formata la band?
F: Ma veramente io non faccio parte dei membri originali anche se attualmente sono l’unico membro rimasto. Mi hanno chiamata che il gruppo già era formato. Io scrivo poesie e mi hanno chiesto di dare manforte a un messaggio artistico, per dire qualcosa e non “qualsiasi” cosa.

SD: Siete in tour in Europa?
F: Sì, qui saremo a Roma, poi anche Spagna, Olanda, Germania, Belgio, UK.

SD: Suonate solo in piccole venues?
F: Sì, a parte oggi sì, ci siamo infilate nei giorni off.

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SD: Siete una band femminile che vi scioglierete o possono suonare anche i maschi (domanda totalmente inutile vista la formazione così rimaneggiata, ma noi non lo si sapeva)?
F: No, come puoi vederci siamo qui in tutte le versioni (inutile, appunto…)

SD: Cosa ne pensate della scena punk oggi?
F: Beh, assolutamente politicizzati, il mondo va a scatafascio soprattutto ora, c’è un sacco di gente arrabbiata, sai il punk è in giro da molti anni ormai e la pop music non è certo quella che ti dice di andare a quel paese (lett. “to shut the fuck up”) e l’unica realtà dove puoi e devi dire qualcosa è la scena punk, al di là del sound, dico, è per quello che è nata, non è solo “quel” tipo di musica, ma una possibilità che hai per dire ciò che devi dire o ti senti di dire, ma non con canzonette, e non siamo nemmeno money people, non io, non ci interessa, dobbiamo dire qualcosa e dobbiamo farlo soprattutto in questi tempi, tramite il punk e non perché sia l’unico mezzo, ma perché è il mezzo che lo fa.

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SD: Ehm… quanti anni avete?
F: Età media sopra i trenta, anche se di poco, a parte lui, il batterista, potrei essere sua madre…

SD: Dove state a New York?
F: Beh, io in realtà sto nel Jersey e sono italiana di terza generazione.

SD: Ok, volete concludere con qualcosa di vostro?
F: Beh… cercate di essere più gentili, tornate e state di più sulle basi di ciò che è l’essere umano, non è facile, ma si può sempre provare, no?

SD: Grazie per il vostro/tuo tempo, ora cerchiamo di divertirci col vostro show…
F: Sì, grazie a voi, speriamo di non fare un figuraccia!

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(Txt Giulio; Pics Giuseppe Picciotto x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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