Speed interview
Gli Speed sono sicuramente uno dei nomi più chiacchierati del panorama hardcore mondiale, passati in brevissimo tempo dai club di mezza Australia al famosissimo palco del Coachella, nonché a interminabili tour in giro per il mondo. Abbiamo avuto occasione di fare due chiacchiere col cantante Jem in occasione della loro data milanese.
SD: È davvero un piacere poter scambiare un due parole con te. Vorresti presentarci un po’ il gruppo e parlare brevemente della sua storia?
J: Si, sono Jem dei Speed, veniamo da Sydney, Australia. Siamo un gruppo hardcore in giro da circa 5 anni, ci siamo formati nel 2019. E abbiamo iniziato quando l’hardcore era davvero piccolo a Sydney, quindi volevamo essere sicuri che ci fossero abbastanza gruppi da poter portare avanti la scena. E una cosa tira l’altra e ora siamo qua in Italia!
SD: Circa un anno fa avete fatto uscire il vostro primo album ‘Only One Mode’ e che hanno è stato per voi!!! Avevate mai pensato che l’impatto di questo album potesse essere così grande?
J: No, ed è una reazione simile a quanto si sia evoluta qualsiasi cosa riguardante i Speed. Cioè, siamo un gruppo hardcore che viene da Sydney, Australia. E non ci sono molti gruppi in Australia che hanno avuto successo e andando a concerti per 20 anni ormai tutti noi avevamo un’idea del potenziale del hardcore in Australia. Quindi il fatto che gli Speed siano riusciti a viaggiare il mondo e a vivere esperienze pazzesche suonando festival enormi e conoscendo tutti i tipi di persone va oltre ogni immaginazione. Qualsiasi cosa oltre che a suonare a Sydney o in giro per l’Australia è una cosa pazzesca.
SD: I vostri live sono energia pura e una cosa che si nota molto è che vi divertite molto e la chimica che avete tra di voi, scambiandovi gli strumenti, saltando per il palco, dando la sensazione che siate sia sopra che sotto il palco, come se diventaste un tutt’uno con chiunque sia ad ascoltarvi. E per quel che mi riguarda penso sia meglio che discorsi fatti a caso, fate parlare la musica. Che ne pensi? Sei d’accordo?
J: Certo, si. Grazie, grazie davvero. Penso che siamo davvero appassionati del hardcore perché rispetto ad altri generi o sottoculture che si concentrano solo sulla musica, l’hardcore è della gente. E non solo quella sul palco, ma anche il pubblico, chi sta dietro le quinte, chi organizza i concerti, insomma le persone che contribuiscono a questa comunità. E noi vediamo i nostri concerti come una celebrazione di tutto questo. Per esempio quando parli del fatto che ci scambiamo gli strumenti. Principalmente perché tutti nella band sanno cantare, e allo stesso tempo per mostrare che tutti possono farlo. Ed è questo che rende l’hardcore così accessibile. Non devi essere un chitarrista professionale per suonare hardcore, non devi nemmeno essere un cantante professionista. Nessuno di noi sa veramente quello che sta facendo, lo stiamo appena capendo. Ed è questo il bello.
SD: Ma lo fate bene!
J: Grazie!
SD: Sono sicuro che te l’avranno chiesto mille volte, ma il flauto è diventato un mitico marchio di fabbrica. Cosa ti ha spinto a usarlo in un modo così geniale? E conti di usarlo anche in futuro?
J: Prima di tutto direi che il suono del flauto ha funzionato, sta naturalmente all’interno della canzone. Quella parte della canzone è stata ispirata dai saggi musicali o da una parte d’improvvisazione di un gruppo jazz, praticamente per dare spazio ad ogni strumentista. C’è un assolo di basso, ci sono diversi suoni di chitarra, e quando stavo ascoltando il demo della canzone ho sentito il trillo del flauto in quello spazio e quello che è finito su disco è esattamente quello che avevo in testa. E ha funzionato, quindi l’abbiamo tenuto. Secondo, il significato di ‘The First Test’ riguarda la tua identità e come esaltarla, non avendo paura di te stesso e di non aver paura ad esplorare chi sei. Suono il flauto da quando ho 8 anni e prima di iniziare a suonare a tempo pieno con i Speed ho insegnato flauto per 14 anni, quindi è stata una grande parte della mia vita. Ad essere sinceri, crescendo nella scena hardcore fin da ragazzo ma anche crescendo come un asiatico in una società occidentale, ci sono molte parti di me che non si adattano. Sulla carta penso che molti di questi elementi non rientrano negli stereotipi del tipico cantante hardcore. Quindi il flauto all’interno della canzone è anche un modo per non rifuggire quelle parti di me. Essere me stesso, tutto nello stesso momento.
SD: Ok perfetto, favoloso. Gli Speed ormai sono una grande e solida realtà, ma non in molti sanno come siete diventati quel che siete oggi. Volevo chiedervi quali sono state le vostre influenze agli inizi e lo stato della scena hardcore australiana.
J: Abbiamo iniziato con gli Speed nel 2019, più precisamente alla fine del 2019. Tutti e cinque abbiamo suonato in diversi gruppi hardcore per decenni ora e molti di quei gruppi sono andati in tour per gran parte delle nostre vite. Ma nessuno è mai esploso o è diventato grosso. E non è mai stato il nostro obbiettivo. Pensavamo che quella fosse la realtà dell’essere un gruppo hardcore australiano, durare poco ed esistere solo per la gente in Australia. Però verso il 2017/18/19 l’hardcore in Australia si stava rimpicciolendo. I concerti diventavano sempre meno frequenti, meno gruppi venivano a suonare in Australia, meno gente andava ai concerti. Quindi dopo essere andati in tour con i nostri altri gruppi abbiamo deciso di fondare gli Speed per fare in modo che ci fossero più gruppi a Sydney che facessero in modo di continuare a fare concerti. E le influenze in quel momento erano molti gruppi con cui siamo cresciuti quando eravamo poco più che ventenni. Madball, Hatebreed, Merauder, Leeway, ma anche gruppi più moderni come King Nine e Trapped Under Ice che hanno avuto una grossa influenza su di noi. E per quanto riguarda lo stato del hardcore in Australia nel 2025 è incredibile. Davvero incredibile. Quando abbiamo iniziato nel 2019 non avremmo mai immaginato di suonare in così tanti posti, magari 3 o 4 città in Australia, le città principali. E invece quest’anno, a inizio anno, abbiamo suonato al Coachella. E abbiamo fatto 17 concerti in Australia, tutti sold out. Grandi città, piccole città, di tutto. Quindi si penso che l’hardcore in Australia non sia mai stato così vivo.
SD: Si, sono stato davvero impressionato a vedere il vostro nome nella line up del Coachella. Quando l’ho visto mi son detto ‘Wow, ce l’hanno fatta.”
J: Grazie. Per noi era solo una cosa divertente da fare. Sai non avevo nessun quadro di riferimento per quel che riguarda il Coachella. Penso che andando a concerti hardcore per così tanto tempo sono un po’ ignorante per quello che riguarda il mondo mainstream. Ma ci hanno chiesto di farlo, ci hanno invitato ed un grande onore suonarci per un gruppo hardcore australiano. Ma voglio dire che è una cosa a cui non abbiamo mai puntato, non era un traguardo per noi. È un qualcosa che è capitato, come una piccola escursione per il gruppo. Capisci? Tipo una missione secondaria.
SD: Praticamente non avete smesso di suonare da quando è uscito l’album. Tour dopo tour, mosh dopo mosh. Vi siete mai presi il tempo per fermarvi un secondo e pensare al passo successivo? Ci sono sorprese in arrivo?
J: Si abbiamo suonato ininterrottamente per forse un anno e mezzo. Ma siamo appena usciti dallo studio dopo aver registrato un nuovo EP. Così facendo abbiamo avuto anche del tempo per pensare al passo successivo. Perché ad essere onesti non avremmo mai pensato di fare un album. Quando abbiamo iniziato il gruppo, l’idea era quella di registrare un 7”, un piccolo EP. Mi spaventava l’idea di scrivere 10 canzoni che potessero essere abbastanza buone da finire su un album, è un qualcosa che non avrei mai pensato di fare. Ma ora che l’album c’è ci abbiamo messo un bel po’ a pensare a cosa vorremmo raggiungere poi e cos’altro avremmo da offrire per quanto riguarda l’hardcore. Quindi si, dovremmo sicuramente pensarci, ma per il momento andiamo in tour.
SD: Una domanda classica qui è una da nerd. Cosa stai ascoltando ultimamente? Non importa il genere.
J: Cosa sto ascoltando ultimamente? Sarò sincero, sto ascoltando molta musica ambient. E tanto jazz.
SD: Forse perché hai bisogno di rilassarti?
J: Si, perché viaggiamo così tanto e gli Speed come gruppo prendono tutto il nostro tempo, dalla musica ai concerti, dal progettare i tour a pensare alle grafiche, un po’ tutto insomma. E diventa tutto travolgente, quindi quando ascolto musica, ascolto molta musica tranquilla.
SD: Grazie per aver risposto alle nostre domande. C’è qualcosa che vorresti aggiungere?
J: Se ti piacciono o non ti piacciono gli Speed, va bene. Andate ad ascoltarvi altro hardcore australiano. Cercate Last Ride Records, Burning Hammer Records, B.I.G. Records e troverete buona roba in Australia.
SD: Ok, perfetto, fine.
J: Grazie Mille!
(Domande ed editing di Michael Simeon, intervista face to face di Giorgio Pompei e Giulia Osservati, fotografie di Arianna Carotta x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

























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