#intervista
XCONTENTIONX / IDENTITÀ / NESSUN COMPROMESSO – INTERVIEW
July 11, 2026 | Salad DaysLi abbiamo incontrati al Garage Club Baladin, durante una serata condivisa con più band, in un piccolo locale pieno, caldo e completamente immerso nell’energia del live. Un contesto essenziale, dove l’hardcore ritrova la sua forma più diretta: prossimità, intensità e pubblico giovane, coinvolto e presente. In questa cornice abbiamo parlato con Cosmo Vidussi, frontman dei Contention, per un’intervista che attraversa identità, scena e il rapporto tra crescita, coerenza e rifiuto del compromesso.
SD: Ogni band nasce da persone e strumenti, ma prima ancora da un’esigenza. Qual è stata la necessità che ha dato vita ai Contention?
C: Frequento la scena hardcore da quando avevo sedici anni, ma fino a quel momento non avevo mai avuto una band. Un mio amico della Florida mi ha chiesto di cantare e da lì è iniziato tutto. Io, Bailey e Lucas condividevamo le stesse influenze: ascoltavamo molto hardcore italiano, band come Dying Sky, oltre naturalmente a tutta la scena della Florida. Venivamo tutti dall’hardcore, ma avevamo il desiderio di fare qualcosa di più pesante, più metallico e più tagliente, senza perdere quello spirito che rende l’hardcore quello che è. Da questa esigenza sono nati i Contention.
SD: Rispetto all’hardcore degli anni Ottanta, il vostro suono ha un’intensità diversa. E l’uso di influenze metal è molto evidente. È una scelta consapevole o una conseguenza del fatto che il linguaggio hardcore tradizionale non fosse più sufficiente per esprimervi?
C: Credo che l’hardcore degli anni Ottanta, soprattutto quello di Washington D.C., fosse una risposta precisa a un contesto storico. Oggi viviamo in un mondo ancora più estremo, quindi è naturale che anche la musica lo diventi. Per mantenere viva quell’intensità che rende l’hardcore una forma di espressione autentica, il genere deve continuare a evolversi. Amo profondamente l’hardcore di quegli anni, ma non possiamo limitarci a ripeterlo: la musica deve riflettere il presente. Detto questo, ci consideriamo prima di tutto una band hardcore. Amiamo il metal, dagli Slayer al death metal, ma per noi l’hardcore ha una sostanza diversa, che va oltre la semplice aggressività. Cerchiamo un equilibrio tra questi mondi, ma il nostro cuore resta nell’hardcore. Non abbiamo mai voluto diventare una band metal in senso stretto, perché è nella scena hardcore che siamo cresciuti e in cui ci sentiamo davvero a casa.
SD: Lo straight edge è rimasto una sottocultura relativamente piccola. Lo consideri un punto di forza, perché ne preserva l’autenticità, oppure ti piacerebbe vedere quel messaggio raggiungere un pubblico più ampio?
C: È una domanda difficile. Viviamo in una società dove bere alcol o fare uso di droghe è considerato quasi la normalità. In paesi come l’Italia, la Germania o in gran parte dell’Europa, se non bevi vieni spesso visto come quello strano. Penso che sia importante che lo straight edge rimanga qualcosa di autentico e radicale. Se diventasse completamente mainstream, rischierebbe di perdere parte della sua identità. Allo stesso tempo, credo sia fondamentale che il messaggio continui a raggiungere nuove persone. Quando ero più giovane avevo l’impressione che le uniche persone che non bevevano fossero quelle molto religiose. Io non mi riconoscevo in quel mondo, ma non mi riconoscevo nemmeno nella cultura dell’alcol e delle droghe. Scoprire lo straight edge mi ha fatto capire che esisteva un’altra possibilità: appartenere a una comunità senza dover seguire ciò che la cultura dominante considera normale. Per me ha rappresentato una vera alternativa e continua a esserlo ancora oggi.
SD: Che ruolo hanno oggi i Contention nella tua vita? Sono un modo per continuare a cercare qualcosa o rappresentano il luogo in cui riesci a dare un senso a quello che vivi?
C: I Contention sono una parte fondamentale della nostra vita. Ognuno di noi ha un lavoro, una carriera, una vita da adulto. Abbiamo scelto consapevolmente di non inseguire l’idea di diventare una band professionista. Non diventeremo mai i Metallica e, sinceramente, non è nemmeno quello che vogliamo. Per noi suonare in posti come questo è la cosa più importante. Sono i piccoli concerti quelli che ci hanno fatto crescere. Quando una band arrivava nella nostra città era un evento enorme, e oggi vogliamo restituire la stessa sensazione alle persone che vengono ai nostri live. Non ci interessa diventare ricchi o passare tutto il tempo nei grandi festival. Quello che conta è continuare a fare parte di questa comunità. I Contention occupano uno spazio importante nella nostra vita, ma tutti noi abbiamo anche un’esistenza al di fuori della band.
SD: Quando scrivi un testo o una canzone, rispondi prima di tutto a un’esigenza personale oppure senti anche la responsabilità di trasmettere un messaggio e un’attitudine a chi vi ascolta?
C: Credo che entrambe le cose convivano. Oggi ho trent’;anni e ogni tanto mi fermo a pensare che un giorno non avrò più l’;energia per fare tutto questo. Mi chiedo spesso cosa succederà quando non potrò più salire su un palco con l’intensità con cui lo faccio adesso. Onestamente non so come sarebbe la mia vita senza i Contention. Abbiamo tutti un lavoro, andiamo in ufficio, facciamo una vita normale, e va bene così. Amo la mia vita, ma la band rappresenta qualcosa che non può essere sostituito. Grazie ai Contention abbiamo potuto viaggiare in Asia, in Europa, in Giappone, visitare luoghi che probabilmente non avremmo mai visto altrimenti. Se non esistesse questa band, molte delle esperienze più importanti della mia vita non sarebbero mai accadute. È il nostro sfogo creativo, il posto in cui possiamo esprimerci completamente, e credo che tutti noi lo viviamo allo stesso modo.
SD: L’hardcore è sempre stato costruito dal basso: concerti, relazioni, passaparola. Oggi molta della comunicazione passa attraverso Instagram e i social media. Cosa avete guadagnato da questo cambiamento e cosa, invece, rischiamo di perdere?
C: Quando abbiamo iniziato non volevamo nemmeno avere dei social. Ci sembravano qualcosa di troppo promozionale e continuo ancora oggi a detestare quella parte dell’hardcore che vive di TikTok, marketing e contenuti costruiti per ottenere visibilità. Non abbiamo mai fondato la band con l’idea di promuoverci in quel modo. Con il tempo, però, abbiamo capito che i social sono anche uno strumento utile. Senza Instagram probabilmente non sapremmo come entrare in contatto con molti promoter, non riusciremmo a organizzare concerti come quello di stasera e forse oggi non saremmo nemmeno qui, in Italia. Per questo li considero un male necessario. Personalmente penso che i social abbiano avuto un impatto negativo sulla mia vita, ma allo stesso tempo hanno reso l’hardcore molto più accessibile. Negli anni Novanta le persone trovavano altri modi per costruire una scena; oggi è tutto più immediato e probabilmente è anche una delle ragioni per cui l’hardcore è cresciuto così tanto negli ultimi anni.
SD: Negli ultimi anni i Contention sono cresciuti molto. Che consiglio daresti a chi vuole costruire oggi una band hardcore con un’identità forte?
C: La cosa più importante è non cercare di essere qualcosa che non sei. Non sacrificare mai la tua identità per diventare più grande o per piacere a più persone. Quando abbiamo iniziato, il nostro tipo di hardcore non era di moda. Tutti guardavano al New York hardcore, che piaceva anche a noi, ma non era quello che volevamo fare. Noi cercavamo un suono più pesante, ispirato a band come Archangel, Kickback ed Earth Crisis. All’inizio non ci conosceva quasi nessuno, ma andava bene così. Abbiamo sempre fatto la musica che sentivamo nostra, senza inseguire le mode. Se rincorri quello che funziona in un dato momento, rischi solo di perdere la tua identità. È molto più importante restare sinceri. Abbiamo anche rifiutato diverse opportunità, come tour o show più grandi. Non abbiamo nulla contro chi li fa, ma noi preferiamo suonare in piccoli club, dove le persone sono davvero presenti, piuttosto che in contesti grandi dove molti non sono realmente coinvolti. Per noi è questo il senso: stare in posti dove la connessione è reale. È il motivo per cui abbiamo iniziato e continuiamo a farlo.
SD:Grazie per il vostro tempo.
C: Grazie a te. È stato un piacere.
(Txt by Andrea “Lopez” Lovato; Pics Simone Cabrio)
Gabriele “Gabo” Raso – interview
May 20, 2026 | Salad DaysGabriele “Gabo” Raso è una delle figure storiche del surf italiano.
Classe 1976, ha iniziato a surfare nei primi anni’90, vivendo in prima persona l’evoluzione della scena italiana…
Read More




















