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Salad Days Magazine | May 20, 2024

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217 ‘Atheist, Agnostic, Rationalist’

217 ‘Atheist, Agnostic, Rationalist’
Salad Days

Review Overview

7
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Rating

217
‘Atheist Agnostic Rationalist’-LP
(Indelirium)
7/10


Ancor prima di ascoltarli i 217, da Pescara, li ho beccati giù dalle mie parti in Sicilia, proprio quest’estate, al Minaccia Hardcore Fest dove hanno proposto un live set davvero cazzuto e sincero, come solo le vere band hardcore punk si possono permettere. La band di Ivan Di Marco (ex Straight Opposition) mi ha davvero travolto con il suo h.c. old school, dove un effluvio di influenze si mescola in modo originale attraverso riff a cascata e sezioni di deraglianti imbastiture di metal paludoso. Dopo questa esperienza mi sono incuriosito e ho deciso di ascoltare questo loro primo lavoro dal titolo ‘Atheist, Agnostic, Rationalist’ uscito per Indelirium Records. Sei tracce più tre bonus tracks per un totale di 20 minuti. I brani d’apertura ‘Dark Medieval Times’ e ‘Take Your Garbage Back’ sono due pillole h.c. frenetiche e molto simili tra loro, attese e ripartenze si susseguono accompagnate da una voce autorevole che si dispiega in lungo e largo; poi ‘Piaf Has Not Yet Fallen’ primo vero fuoco che brucia fin dalla partenza incalzata da un riffs miracoloso, un puro macigno e nel finale echi slapshotiani firmano un gran brano. ‘Leave Your Enemy Alone’ e ‘Marcusian’ aprono un squarcio che si dilata, i brani suddetti superano i tre minuti (tra le due song c’è ‘I Won’t Empathize With You’ breve staffilata hardcore dove ancora una volta emergono fuori i bostoniani Slapshot) eppure la loro lungaggine mi induce a pensare che i 217 si muovo meglio in tempi più brevi, malgrado l’intensità con cui vengono eseguite. Infine le bonus tracks, tre schegge furiose che ti gridano in faccia tutta la loro rabbia, tre songs dove probabilmente esce il meglio dei 217, brevi, secche e declamatorie. Il pensiero dei 217 predilige temi forti e reali come la ragione critica, l’alienazione e marcusianesimo. Imperdibili nella loro più congeniale dimensione “live” i 217 ragionano di più in studio, lasciando più respiro alle loro dinamiche e dando più fiato ai loro testi.
(Giuseppe Picciotto)

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