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Salad Days Magazine | April 20, 2024

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STRIKE ANYWHERE @ LEGEND CLUB, MILANO – RECAP

STRIKE ANYWHERE @ LEGEND CLUB, MILANO – RECAP
Salad Days

“E’ dal 2008 che non suoniamo in Italia” mi dice Thomas, cantante degli Strike Anywhere…

…dopo avermi firmato la mia copia del loro classico del 2003, ‘Exit English’, e il loro lavoro più recente, l’ottimo ‘Nightmares Of The West’, uscito nel 2020 per Pure Noise Records. Ne è passato di tempo. 13 anni.

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In effetti, da quando ho messo piede fuori dalla macchina l’atmosfera di attesa al Legend Club era palpabile. Fan da tutta Italia arrivati per vedere la band ricordavano i concerti dei primi anni 2000, i più memorabili fra tutti, quelli ai due Deconstruction Tour (2004 e 2005). Forse perché sono stati quelli dove molti li hanno scoperti. Tra il pubblico c’è anche tanta curiosità su che tipo di scaletta faranno. Anche perché qualche giorno prima della data milanese, girava voce che questa data forse non si sarebbe fatta a causa dell’infortunio al polso destro di Eric, il batterista storico della band. Fortunatamente, la sera prima mi giunge voce dall’amico Simo Rancid che è stato trovato un sostituto, niente meno che Alex Gavazzi dei Thousand Oaks. Conoscendone la bravura dai tempi dei Jet Market sono certo che il concerto sarà qualcosa di speciale.

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Messi via i dischi autografati entriamo nel locale giusto in tempo per vedere aprire le danze gli Stanis, trio hardcore melodico di Bologna, che spicca per i suoi pezzi dai ritmi ultra-serrati e gli stacchi sempre super tight. Il loro up-tempo, le melodie orecchiabili e i bellissimi arrangiamenti che ciascun membro della band mette in mostra nel corso del loro set sono un perfetto mix per scaldare i motori prima degli Strike Anywhere. Finito l’ottimo set degli Stanis, arriviamo al momento che tutti stanno aspettando.

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Dopo un cambio palco durato qualche minuto in più del previsto, i ragazzi di Richmond salgono sullo stage e partono a tutta velocità come se tutti questi anni non fossero mai passati. La band infatti apre con ‘Refusal’ ed è subito Deconstruction Tour 2005, un pogo vivo ed energico che canta assieme a Thomas che fa da arringatore della folla dando il microfono al pit per tutti i momenti di singalong sempre presenti nei loro pezzi. Il livello di energia non scende passando poi alla loro hit, ‘I’m Your Opposite Number’, pezzone tratto dall’ultimo full length, ‘Iron Front’, e subito dopo alla bombetta old school, ‘Chorus Of One’, che prende tutti di sorpresa facendo esplodere la folla sull’onda delle parole “To live in discontent! Anti-establishment!”.

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Il set prosegue senza mai lasciare un attimo di respiro, merito anche di Alex Gavazzi che supera ogni aspettativa e di Brian Forst, seconda chitarra che si è unito alla band per questo tour, arrivato preparatissimo e preso benissimo su ogni singola nota e coro fatto durante il concerto. Matt, chitarrista solista, e Garth, bassista, saltano su ogni stacco come fanno da più di 20 anni tenendo sempre alta l’attenzione e la presa bene di tutti nel pogo. È chiaro che la band è molto fiera dell’ultimo EP, ‘Nightmares Of The West, e ne suona ben 4 pezzi su 7. Ma, a differenza di quando di solito una band con una carriera ultraventennale alle spalle suona materiale nuovo, si capisce subito che il pubblico è ben felice di sentire le novità. Infatti, ci sono momenti di altissimo coinvolgimento su ‘Imperium Of Waste’ (forse mio pezzo preferito del disco) e ‘Bells’.

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Il set a livello di scelta di pezzi è perfetto, essendo un bel mix della loro discografia. Forse avrebbero potuto fare qualche pezzo in più da ‘Dead Fm’, il loro unico disco uscito per Fat Wreck Chords. I due pezzi, ‘Sedition’ e ‘Allies’, sono stati tra i momenti più carichi di emozioni ed energia da parte di tutti in sala. Molti si aspettavano però il grande anthem di quel disco, ‘Instinct’, che invece mancava dalla scaletta. Ma andandomi a fare un giro su Setlist FM ho notato che non viene suonata da un po’. Molta importanza è stata data, giustamente, ai pezzi della loro era Jade Tree, infatti il set si chiude con la tripletta ‘Sunset On 32nd Street/We Amplify/Blaze’ e qui è difficile trattenere le emozioni.

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L’intero Legend si unisce agli “I’m Not Resisting You” dell’inno contro i soprusi della polizia americana e ai classici “Human Pollution!” di ‘We Amplify’. Dopo ‘Blaze’ la band si ritira brevemente per poi regalarci l’altra hit di ‘Exit English’, ‘Infrared’, e la closer di ‘Change Is A Sound’, ‘My Design’, che a ‘sto giro fa da closer della serata.

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Concerto finito, dopo che Brian e Matt mi donano gentilmente i loro bellissimi plettri, mi dirigo verso il merch. Il banchetto degli Strike Anywhere ha solo due maglie in esposizione una long sleeve e una maglia rossa a maniche corte con le date del tour. Ovviamente, per ricordo, scelgo la seconda e prendo, su consiglio di Gippi dei Leisfa, il cd degli Inquisition, gruppo di Thomas pre Strike Anywhere. Un classico della scena di Richmond. A fine serata c’è un’atmosfera magica, il pubblico è felicissimo di quello che ha appena testimoniato e la band è altrettanto felice ma anche, a detta loro, un bel po’ sorpresa di quanto sia andata bene. Dopo qualche chiacchiera con Matt che mi dice che spera non passi così tanto tempo tra questa e la loro prossima data in Italia e un sentito ringraziamento a Thomas, saluto qualche amico e mi dirigo verso casa.

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Ovviamente avrei voluto vedermi ‘When The Lights Go Out’, canzone con cui hanno aperto il loro set al Deconstruction 2005, e ‘Extinguish’, la mia canzone preferita di ‘Exit English’, però con una discografia così ricca di pezzi di altissimo livello non ci si può lamentare. Si può solo sperare che continuino a fare nuova musica e che tornino presto in tour. Viva gli Strike Anywhere. Grazie a Hub Music Factory per avere organizzato e a KINDA per l’invito a recensire lo show.

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(Testo: Persimmon Collective; Pics Rigablood x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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